Preghiera e Liturgia

Corpus Domini 2023

StendardoCorpusDominiLa Santa Eucaristia:
Lui stesso in Corpo, Anima, Sangue e Divinità.

 
Stiamo celebrando la santa Eucaristia, adoriamo e contempliamo il mistero del Corpo e del Sangue del Signore Gesù. L’Eucaristia è il più grande miracolo che si realizza in ogni istante del giorno e della notte: è il mistero della Fede! È lo Spirito Santo che, attraverso l’opera di ogni sacerdote, trasforma il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù, forma la Chiesa che è corpo del Signore come ha formato Cristo nel grembo di Maria. Afferma il Papa San Leone Magno: «Ciò che fu visibile nel nostro Redentore, passò nei Sacramenti. Ogni sacramento è un incontro con l’umanità di Cristo. Nella comunione, noi diventiamo ciò che riceviamo, diventiamo Cristo» Secondo Sermone dell’Ascensione. Amiamo quindi, e adoriamo l’Eucaristia, celebriamo e accogliamo con fede la «grazia» di ogni Messa! Il Santo Padre Giovanni Paolo II affermava: «Anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l’Eucaristia è sempre celebrata sull’altare del mondo. Essa unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato. Il Figlio di Dio si è fatto uomo per restituire tutto il creato, in un supremo atto di lode, a colui che lo ha fatto dal nulla».

E ne sottolineava la centralità e la necessità, scrivendo: «Ogni impegno di santità, ogni azione tesa a realizzare la missione della chiesa, ogni attuazione dei piani pastorali deve trarre la necessaria forza dal mistero eucaristico e ad esso si deve ordinare come al suo culmine» Ecclesia de eucharistia, nn. 8.59.60.
Sant’Agostino nel suo libro «Le Confessioni» narra il suo incontro con il Signore come la visione di una luce molto intensa, la luce della verità, accompagnata da una voce che diceva: «Io sono il cibo dei forti. Tu non trasformerai me in te, ma sarai tu ad essere trasformato in me». L’Eucaristia è il cuore della Chiesa. In ogni Messa il sangue di tutto il mondo affluisce al cuore della chiesa che è Cristo. In esso io getto il mio peccato e ogni mia impurità perché sia distrutta, ed esso mi dona un sangue puro, il suo sangue, il sangue dell’Agnello immacolato pieno di vita e di santità.
Può accadere che, per diversi motivi, un sacerdote debba celebrare l’Eucaristia da solo. Alcuni si domandano se si può e se va bene. La risposta l’ha data San Pier Damiani, che, interpellato da un sacerdote che era costretto a celebrare da solo ed era nel dubbio per l’assenza di fedeli, gli rispose: «Non è vero che non c’è nessuno intorno al tuo altare perché, quando celebri la Messa, intorno c’è tutta la Chiesa del cielo e della terra!».

Il Santo Curato d’Ars, sacerdote innamorato dell’Eucaristia, diceva: «Nei confronti di questo sacramento spesso i fedeli si comportano come uno che muore di sete sulla riva di un fiume: non avrebbe che da chinare la testa. Noi siamo come uno che resta povero vicino a un tesoro e non avrebbe che da allungare la mano. Chi si comunica, si perde in Dio come una goccia d’acqua nell’oceano. Non si può più separarli. Niente è così grande come l’eucaristia. Avete un bel confrontare tutte le buone azioni del mondo con una comunione ben fatta, e avrete sempre come un granello di polvere al cospetto di una montagna!». E ancora: «La comunione è per l’anima come una soffiata su un fuoco che comincia a spegnersi. Se si custodisce bene nostro Signore dopo la comunione, per molto tempo si continua a sentire quel fuoco divorante». Il Santo Curato d’Ars ha dato l’esempio, trascorrendo molte ore, di giorno e di notte, davanti al SS. Sacramento. Anche le sue iniziative pastorali e la sua predicazione sono nate ai piedi del Tabernacolo: per questo avevano un’efficacia straordinaria!

Nell’udienza del 17 novembre 2010, Benedetto XVI diceva: «La fedeltà all’incontro con il Cristo nella Santa Messa domenicale è essenziale per il cammino di fede, ma cerchiamo anche di andare spesso a visitare il Signore presente nel Tabernacolo. Guardando l’Ostia consacrata, noi incontriamo l’amore di Dio, incontriamo la Passione e la Croce di Gesù, come pure la sua Risurrezione. Attraverso il nostro guardare in adorazione, il Signore ci attira verso di sé, dentro il suo mistero, per trasformarci come trasforma il pane e il vino».

Al termine di questa celebrazione solenne, davanti a Gesù presente nell’Ostia Santa che contempleremo e adoreremo, chiediamo la grazia di avere sempre più un cuore innamorato del SS. Sacramento, di trovare sempre il tempo ogni giorno per partecipare alla Santa Messa e anche un po’ di tempo per pregare davanti al Tabernacolo, annunciando a quanti avviciniamo la gioia e la grazia dell’incontro con il Signore Gesù.
«Venite, prostrati adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati!» così canta il Libro dei Salmi.
Nelle nostre chiese c’è un grande tesoro, il Tabernacolo, nel quale in silenzio, in attesa, c’è proprio Lui, … Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero…Gesù il Signore e Salvatore, il Re dell’universo, il Risorto. Gesù Eucaristia: quale grande dono, quale grande privilegio!
Sono convinto che tra tutti i doni dei quali il Signore ci ha ricolmati non vi è e non vi potrà mai essere un dono più grande di questo: Lui stesso in Corpo, Anima, Sangue e Divinità…Lui una sola cosa con il Padre nell’eterno abbraccio  d’amore che è Lo Spirito Santo. E da Gesù Eucaristia non possiamo altro che ricevere grazia e benedizione.

Sia lodato Gesù Cristo.

Sequenza della Solennità del Corpus Domini.
Lauda Sion.

Sion, loda il Salvatore,                                  
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici. 


Impegna tutto il tuo fervore: 
egli supera ogni lode, 
non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita: 
questo è tema del tuo canto, 
oggetto della lode.

Veramente fu donato 
agli apostoli riuniti 
in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante, 
gioia nobile e serena 
sgorghi oggi dallo spirito.


Questa è la festa solenne 
nella quale celebriamo 
la prima sacra cena.

È il banchetto del nuovo Re, 
nuova, Pasqua, nuova legge; 
e l’antico è giunto a termine.


Cede al nuovo il rito antico, 
la realtà disperde l'ombra: 
luce, non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria 
ciò che ha fatto nella cena: 
noi lo rinnoviamo.

Obbedienti al suo comando, 
consacriamo il pane e il vino, 
ostia di salvezza.

È certezza a noi cristiani: 
si trasforma il pane in carne, 
si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi, 
ma la fede ti conferma, 
oltre la natura.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero 
realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue; 
ma rimane Cristo intero 
in ciascuna specie.


Chi ne mangia non lo spezza, 
né separa, né divide: 
intatto lo riceve. 

Siano uno, siano mille, 
ugualmente lo ricevono: 
mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi; 
ma diversa ne è la sorte: 
vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi: 
nella stessa comunione 
ben diverso è l’esito!


Quando spezzi il sacramento 
non temere, ma ricorda: 
Cristo è tanto in ogni parte, 
quanto nell’intero.


È diviso solo il segno,
non si tocca la sostanza; 
nulla è diminuito della sua persona.

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini, vero pane dei figli: 
non dev’essere gettato.


Con i simboli è annunziato, 
in Isacco dato a morte, 
nell’agnello della Pasqua, 
nella manna data ai padri.


Buon pastore, vero pane, 
o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, 
portaci ai beni eterni 
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi, 
che ci nutri sulla terra, 
conduci i tuoi fratelli 
alla tavola del cielo 
nella gioia dei tuoi santi.
Amen.

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