Preghiera e Liturgia

Santi Angeli Custodi 2022

Angelo di Fatima«Dio ha comandato ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie»
cfr. Salmo 90,11.

La prima lettura, un passo dell’Esodo, parla dell’Angelo che il Signore manda davanti al suo popolo come protettore e come guida. Dice il Signore: «Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce». Subito queste parole suscitano il sentimento della presenza di Dio. Ma il contesto biblico chiarisce che la presenza dell’Angelo indica che la relazione del popolo con Dio è ancora imperfetta, deve progredire. Dio non può rivelarsi pienamente, non può mettere il popolo in relazione immediata con sè stesso perché è un popolo peccatore, ribelle che si trova soltanto all’inizio del lungo cammino che lo condurrà alla Terra Promessa, alla presenza di Dio. L’Angelo è come un intermediario, è colui che fa camminare verso Dio e che contemporaneamente, in un certo senso, protegge dalla sua presenza, fino a quando il popolo sarà in grado di reggere di fronte alla sua maestà. L’Angelo ci fa ascoltare la voce di Dio; secondo la Bibbia la sua presenza accanto a noi non ha altro scopo che di metterci in relazione con lui. E Dio dice: «Ascolta la sua voce, non ribellarti a lui; perché il mio nome è in lui». Se siamo docili a questa voce interiore, che è la voce stessa di Dio, siamo condotti a una unione sempre più profonda con il Signore, simboleggiata nella Bibbia dall’entrata nella Terra Promessa, il paese dove Dio prepara i beni della salvezza.

La tradizione cattolica ci fa conoscere e amare l’Angelo Custode. In altre religioni esistono spiriti e folletti buoni e meno buoni che danno un colore diverso all’andamento delle cose. Ma dovremmo dirci che l’angelo custode non è un super eroe da chiamare al momento del bisogno, né uno spiritello, e nemmeno un grillo parlante che condiziona il nostro pensare e il nostro agire. È un modo di essere presente che Dio sceglie, una mediazione che non ha corpo, ma ci aiuta a scegliere il bene, e ci  protegge dal maligno. Questa presenza ci aiuta a custodire la grazia, il bene che riceviamo da Dio e che siamo chiamati a far crescere ogni giorno. San Bernardo, un Padre della Chiesa, afferma: «Gli angeli ci custodiscono in tutte le nostre vie. Sono fedeli, sono prudenti, sono potenti. Perché trepidare? Soltanto seguiamoli, stiamo loro vicini e restiamo nella protezione del Dio del cielo».

Anche il Vangelo parla del rapporto con Dio: «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli». Gesù ci dice che, per rispettare veramente le persone, per avere rapporti cristiani, dobbiamo anzitutto pensare al nostro rapporto con Dio. Avvicinando una persona pensiamo che Dio la ama, che ha dei progetti su di lei, che l’aiuta a rispondere a questi progetti. Così il nostro atteggiamento sarà molto più positivo: avremo più pazienza, più comprensione e soprattutto più amore.

Uno dei primi Gesuiti, il beato Pietro Fabre, che viaggiava molto e doveva incontrare tante persone e doveva avvicinare tante autorità nella sua lotta contro l’eresia protestante, aveva molta devozione per gli Angeli. Quando passava nelle città, quando si preparava ad incontrare qualcuno, pregava l’Angelo custode di queste città, di queste persone e otteneva grazie mirabili. Si era messo alla presenza di Dio e questa presenza irraggiava da lui sugli altri. Ispiriamoci a questo esempio e ogni nostro rapporto splenderà davvero della luce del Signore, nonostante noi siamo così deboli e imperfetti, e cammineremo sempre più, con la sua grazia, verso la sua presenza.

I discepoli poi si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli». È bello che, nella festa degli Angeli custodi, la liturgia proponga questo brano che parla dei bambini. E sta scritto che guai a chi li scandalizza, perché i loro Angeli contemplano Dio in cielo. Non certo a caso, nell’arte pittorica, gli Angeli quasi sempre sono stati rappresentati come angioletti bambini. C’è dunque una unione spirituale tra la semplicità degli Angeli che sono puri spiriti e i bambini che sono ancora innocenti e dunque puri. Ecco perché è piaciuto a Gesù aver tratti di affettuosa simpatia per i bambini. Ecco perché è arrivato a dire che, se vogliamo entrare nel Regno di Dio, bisogna che ci impegniamo a diventare come loro. Piccoli nei pensieri, nei desideri, nella volontà. Quello che Gesù ammira nel bambino e propone a noi è la semplicità: quel vivere fuori dalle complicazioni, dal calcolo non avere ansia e affanno. Il bambino vive nella gioia e nella semplicità. Signore, dacci un cuore di bambino, puro e semplice. San Bernardo di Chiaravalle dice: «Un’anima non è mai senza la scorta degli angeli, questi spiriti illuminati sanno bene che l’anima nostra ha più valore che non tutto il mondo». Stupendo questo brano del Vangelo. L’invito all’umiltà non è solo una norma di comportamento; nella festa degli Angeli assume un significato ben preciso.

L’invito della liturgia è di immergerci nella contemplazione del Volto del Signore. È la contemplazione alla quale tutti noi siamo chiamati, quando apparteremo alla schiera dei Santi. Siamo chiamati alla contemplazione del Volto del Signore, che significa albergare nel suo Cuore e vivere nel suo Amore. La contemplazione è una realtà che ci distingue come veri figli di Dio; Gesù ci mostra la nostra meta in quella contemplazione che è ora dei Santi e degli Angeli. Gli angeli, i messaggeri di Dio, sono i nostri custodi perché la nostra vita sia costantemente orientata verso il Signore. Gli angeli, creature spirituali, ci indicano il Regno dei Cieli al quale apparterremo nella resurrezione finale. Oggi noi possiamo intuire cosa Gesù voglia dirci con questo invito alla contemplazione del Volto di Dio. Lo afferriamo proprio per questo invito a diventare piccoli: significa scoprire nel nostro prossimo il Volto di Cristo. Contemplare il Volto del Signore significa il destino di gloria ma è anche il percorso che ci porta a questa grande meta che oggi appartiene agli angeli. La chiamata alla santità non è una meta ideale, raggiungibile solo per alcuni eletti ma è proprio la costante e continua risposta dei cuori nel riconoscere Dio presente nella nostra vita e nella nostra storia personale.

Quale deve essere il culto verso l’Angelo Custode?
Con la Chiesa, ascoltiamo l’Abate di Chiaravalle: «Sii dappertutto rispettoso verso il tuo angelo e la riconoscenza per i suoi benefici sviluppi il tuo culto per la sua grandezza. Ama questo futuro coerede, ora, nella tua infanzia, tuo tutore designato dal Padre. Sebbene figli di Dio, siamo per ora bambini e la strada che dobbiamo percorrere è lunga e pericolosa, ma Dio ha comandato ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie; ti porteranno nelle loro mani, per timore che tu possa urtare con il piede nella pietra, camminerai sull’aspide e sul basilisco, calpesterai il leone e il dragone Sal 90-91, 11-13. Allora, dove la strada è praticabile per un bambino, gli angeli limiteranno il loro intervento a guidarti e a sostenerti, come si fa per i bambini ma, se si presenterà una prova che superi le tue forze, ti porteranno sulle loro mani. Le mani degli angeli! Quante difficoltà superate grazie alle mani degli angeli quasi senza accorgersene; lasciano appena l’impressione di un incubo subito svanito» cfr. San Bernardo di Chiaravalle, Commento al Salmo 90, Discorso XII).

Sia lodato Gesù Cristo.

Angelo di Dio, che sei il mio custode,
illumina, custodisci, reggi e governa me
che ti fui affidato dalla pietà celeste.
Amen.

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