2 Domenica del Tempo Ordinario 2018

Chiamata di Samuele«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta».
 
Samuele, secondo l’etimologia ebraica Semu’el significa: il “nome di Dio” in altre parole “il suo nome è El”. Per rifarci a questo, il Testo sacro ci rimanda a quando Anna, madre di Samuele domandò al Signore di avere un figlio.
Il verbo che gioca in queste parole è sa’al (domandò), da cui viene il nome Sa’ul (domandato). Il racconto della vocazione di Samuele fa parte della prima sezione del libro, nella quale egli svolge il ruolo di protagonista...
Chiamata di Samuele«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta».

Samuele, secondo l’etimologia ebraica Semu’el significa: il “nome di Dio” in altre parole “il suo nome è El”. Per rifarci a questo, il Testo sacro ci rimanda a quando Anna, madre di Samuele domandò al Signore di avere un figlio.
Il verbo che gioca in queste parole è sa’al (domandò), da cui viene il nome Sa’ul (domandato). Il racconto della vocazione di Samuele fa parte della prima sezione del libro, nella quale egli svolge il ruolo di protagonista...
: essi riguardano anzitutto la sua infanzia e adolescenza e poi la sua attività di giudice. Fra queste due sezioni si raccontano le vicende dell'arca dell'alleanza, caduta nelle mani dei filistei e da loro riconsegnata agli israeliti.
Nella prima parte della è conservata una serie di racconti trasmessi nell'ambito del santuario di Silo, che emerge come il principale luogo di culto. JHWH è adorato come il «Signore degli eserciti» cioè delle schiere di Israele: e l'arca dell'alleanza, che rappresenta il trono di JHWH, Dio di Israele, che ha liberato il popolo e lo ha guidato verso la terra promessa. 
I racconti mettono in luce una situazione di peccato, e sullo sfondo è narrata la vocazione di Samuele che rappresenta un significativo rilancio dell'azione di Dio in favore del suo popolo.
 
Dopo l’introduzione, il brano si divide in tre parti: visione di Samuele; il messaggio, la conclusione. La liturgia si limita a riprendere la prima parte e l’inizio della conclusione. Samuele ci appare nell’AT come figura poliedrica: sacerdote, profeta e giudice. Vive un momento di transizione ed è incaricato di gestirlo come protagonista. Anche la sua chiamata al ministero profetico avviene in un momento preciso della storia del popolo. Proviamo ad aprire la porta della Parola.
 
«La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. In quel tempo Eli stava riposando in casa, perché i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere». Il narratore introduce il racconto presentando i personaggi e la situazione che si è venuta a creare in Israele. Anzitutto introduce Samuele, diventato ormai un giovinetto, e osserva che egli continuava a servire il Signore sotto la guida del sacerdote Eli, come aveva cominciato a fare fin dalla sua infanzia. Poi il narratore soggiunge che la parola del Signore era rara (jaqar, preziosa) in quei giorni e le visioni non erano frequenti: l’assenza di voci profetiche è segno di sventura, significa che il popolo si è allontanato dal suo Dio. Infine viene presentato Eli: è vecchio e cieco, e pertanto riposa in casa sua, mentre il giovane Samuele si trova nel tempio, presso l’arca dell’alleanza, perché la lampada di Dio non era ancora spenta. La situazione è apparentemente disperata: il sacerdote, a cui spetta la guida del popolo, è vecchio e cadente, Dio non fa sentire la sua voce, mentre l’arca dell’alleanza è affidata a un fanciullo. Questi versetti, ci presentano il frutto di un momento di crisi, di una storia infeconda dal punto di vista della fede. C’è una incapacità di Eli a resistere alle forze che devastano la sua famiglia gettandola nell’incredulità e nella morte; inoltre è incapace di mantenere i suoi figli nella fedeltà all’Alleanza.
A questa triste storia di peccato, di disordine della vita interiore spirituale, può far da contrasto un’altra storia, quella di Elkana, Anna e Samuele, dove questa donna retta, fedele all’Alleanza, riceve la vita mentre Eli, incapace di mantenere la propria famiglia nell’Alleanza di JHWH, riceve la morte. In questo contrasto abbiamo il giovane Samuele che serve il Signore, cresce in statura e grazia, a differenza dei figli di Eli, che non conoscono il Signore e crescono nel disprezzo di Dio.
 
Unico segno di speranza: la lampada di Dio continua a brillare.
La situazione è catastrofica, ma non del tutto senza speranza. Questi sono i segni di speranza in questa triste storia dell’Alleanza tradita; sono i segni positivi che si intrecciano con quelli negativi. In questa rarità e frequenza troviamo il filo di speranza, racchiuso nella lampada di Dio ancora accesa che vuole indicare la notte, un’ora propizia per la rivelazione, perché in quel momento della notte cessa il rumore delle cose, riposano i sensi del corpo e si ridestano quelli dell’anima. In questa storia buia, abbiamo ancora un po’ di luce. In questa notte qualcosa ancora brilla, qualcuno veglia, tanto quanto basta perché Dio svegli il sonno di Eli e di Samuele.
Anche noi abbiamo una storia triste, buia; anche in noi vive quel disordine spirituale che anche per noi la Parola è rara e le visioni non sono frequenti, che sentiamo preziosa la Parola di Dio, perché alimento alla nostra vita, ci conforta, ci guida, ci dà vita. Dice il salmista: «Lampada ai miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino». In una situazione così disperata JHWH si fa sentire. Il suo intervento avviene precisamente nel tempio, dove si trova l’arca dell’alleanza e la lampada continua a splendere, e ha come destinatario proprio quel giovinetto che riposa presso di essa. Dio si rivolge a lui chiamandolo tre volte. Dopo la prima e la seconda volta Samuele, pensando che fosse Eli a chiamarlo, corre da lui e si mette a sua disposizione, ma Eli lo rimanda a riposare. Samuele, pur vivendo al Tempio, non sa riconoscere la voce di Dio, la confonde con le altre a lui più familiari. Per tre volte Dio chiama. È la fatica di Dio per svegliare il giovane dal sonno, la fatica di tirarlo fuori dalla notte, perchè non aveva una esperienza matura, piena, intensa di Lui. Il lettore sa che è Dio a chiamarlo, ma Samuele ne è totalmente all’oscuro. A questo punto il narratore spiega questo fatto a prima vista paradossale: Samuele non poteva sapere chi era colui che lo interpellava perché fino ad allora non aveva «conosciuto» JHWH. Ciò non significa che il giovinetto non conoscesse le tradizioni di Israele che parlavano delle azioni potenti compiute da JHWH in favore del suo popolo. Samuele sapeva certamente tante cose di lui, ma non lo aveva ancora incontrato, non aveva avuto un’esperienza personale di Dio.
 
Quando Samuele si precipita per la terza volta da Eli chiedendogli se lo ha chiamato, il sacerdote si rende conto che JHWH sta chiamando il giovinetto. Perciò gli dice di tornare a dormire e gli suggerisce, se dovesse sentire nuovamente la voce che lo chiama, di rispondere: «Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta». Anche se con ritardo, Eli si rende conto che la voce sentita da Samuele è la voce di Dio. Forse nella sua giovinezza, ha fatto un’esperienza personale di Dio: la vecchiaia e l’infedeltà al suo ruolo di guida nei confronti dei figli e, di riflesso, anche nei confronti di tutto il popolo, non gli impediscono di riconoscere l’intervento divino. Il fatto che Dio si rivolga a Samuele e non a lui non suscita la sua gelosia: è naturale che Dio si rivolga non a lui, che porta su di sé il segno della riprovazione divina, ma a uno che, proprio perché sta già servendo Dio, sarà capace di ascoltare la sua voce.  Eli qui fa da mediatore, lo aiuta nel discernere la sua voce, la sua Parola, lo aiuta a discernere la voce familiare dalla voce di Dio. Grazie a questo discernimento Samuele è consapevole che è Dio a chiamarlo; riconosce la Parola del Signore e come un bambino, si affida ad essa, non si tira indietro.
 
Nella vocazione di Samuele ognuno di noi, dal più giovane al più anziano può scoprire la sua vocazione, anche se non tutti corrispondiamo a questa chiamata, non tutti siamo sempre pronti. Dio intanto chiama, bussa sempre, senza sosta. Il cristiano è l’uomo in continua ricerca, sempre in ascolto della Parola di Dio che lo chiama e via via gli rivela il grande mistero, sempre cosciente di avere conosciuto soltanto una piccola parte dell’infinito dono di Dio e quindi di non aver colto se non un inizio del disegno divino che «zampilla fino all’eternità» cfr. Gv 4,14. In questo scenario ognuno scoprirà il gusto di intrattenersi con Dio e viceversa, far riprendere a Dio il gusto a parlare con ciascuno di noi perchè anche noi possiamo comunicare e portare a tutti i cuori Dio.
 
Che anche ognuno di noi abbia la grazia e la forza di rispondere al Signore: «Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta».

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