Immacolata 8 Dicembre 2016

Immacolata2016Ogni anno, in questa Solennità, rileggiamo l’Annunciazione… e c'è il rischio forse di farci l'abitudine. Quando sappiamo già di cosa parla un testo, rischiamo di metterci poca attenzione, di lasciarci sfuggire tante sfumature e dettagli, perché il succo del discorso lo conosciamo. Si finisce con il leggere in fretta, oppure con l'ascoltare un po' superficialmente... perdendo pietre preziose che arricchiscono ogni passo del Vangelo e che si riescono a notare solo dopo molte riletture. Vi fidate? Anche oggi riusciremo a scoprirne almeno una!

 

Il brano dell'Annunciazione lo conosciamo tutti certamente: Gabriele viene inviato da Dio per una missione speciale. La destinazione è una cittadina per quel tempo non importante, ma Luca ci offre le coordinate precise e anche il destinatario preciso: «L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria». Una ragazza come tante, innamorata di Giuseppe, il suo fidanzato: era promessa sposa, cioè stava ultimando gli ultimi preparativi prima delle nozze. Eppure a questa ragazza, di certo non ricca o nobile e di sicuro una che non aveva studiato, il messaggero di Dio si rivolge con un saluto speciale: Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». È un modo davvero insolito di salutare. Comunque il messaggio che deve portare è un annuncio straordinario: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo». L'Arcangelo Gabriele dice a Maria: “Dentro di te sta per compiersi un miracolo: diventerai madre del Figlio di Dio. Se accetti, il bambino che porterai dentro di te per nove mesi, sarà sì figlio tuo, ma anche di Dio”. Sarà fagottino morbido da cullare e da accarezzare, strilli di gioia e guancine tonde, piedini da baciare e panni da cambiare, odore di latte... insomma, sarà un figlio normale, come ogni bambino che viene al mondo su questa nostra terra. Ma sarà anche Dio: avrà in sé la pienezza della divinità. Avrà in sé il respiro della Trinità. Avrà in sé la stessa onnipotenza di Dio Padre, la stessa inesauribile forza creatrice dello Spirito Santo. Davvero abbiamo fatto l'abitudine al nostro essere cristiani, da non provare più un brivido di emozione davanti ad un annuncio così straordinario? Possibile che ormai ci sembra ovvio, scontato quasi, che il Signore Dio, Lui che ha in mano il tempo e lo spazio, la storia e il mondo, scelga di farsi bambino? Non restiamo senza fiato davanti a un mistero così luminoso e così bello? No, questo bambino, all'apparenza simile a milioni di neonati, non sarà come gli altri! Perché già nel nome porta scritta la sua missione: il nome Gesù, infatti, significa "Dio salva". E di nessun bambino è mai stato detto quello che Maria sente: «Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Maria comprende tutta la straordinarietà di quello che sta avvenendo e un po' si spaventa, al punto che chiede: «Come è possibile? ». La risposta di Gabriele è meravigliosa e vi invito ad ascoltarla con il cuore: «Su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo». La sua ombra… Ci avevate mai fatto caso, alla parola che usa Gabriele? Su Maria si distenderà l'ombra della potenza di Dio. La potenza dell'Altissimo è piacevole come un soffio d'aria in un giorno di caldo afoso, è calore in un buio giorno d’inverno, è più leggera di qualsiasi tocco della mano, è più delicata di ogni gesto. L'ombra non la possiamo toccare, ma ne avvertiamo la presenza. Ci avvolge, senza disturbarci. Ecco, questo è un dettaglio prezioso del brano di Vangelo che abbiamo ascoltato, perché ci rivela lo stile di Dio, il suo modo di agire verso di noi. La potenza di Dio si distende come un'ombra: lievemente, dolcemente. Come una carezza che appena si avverte. Se non siamo abbastanza attenti al suo passaggio, non ce ne accorgeremo mai. Maria ha questa attenzione speciale e squisita, perciò vive l'incontro soave con l'ombra della Potenza dell'Altissimo che la sfiora e colma di vita il suo grembo: da ragazza qualsiasi, la trasforma in Madre del Figlio di Dio. C'è un altro particolare che ci rivela il modo di agire di Dio: non è prepotente, non obbliga Maria ad accettare. Aspetta il sì di questa fanciulla. Con trepidazione, certo. Con desiderio di sicuro. Con fiducia, perché conosce l'anima di Maria. Ma non la forza, non la mette con le spalle al muro, non è aggressivo nel farsi avanti. Eppure è Dio: lo stesso Dio che ha parlato a Mosè dal Roveto Ardente. Lo stesso Dio che ha aperto il Mar Rosso; Dio che, ascoltando la preghiera di Giosuè, ha fermato il sole nel cielo. È proprio quel Dio che ha il potere su tutto ciò che esiste, ma ha l'umiltà di chiedere, con garbo e rispetto a una sua creatura: - Vuoi? Vuoi diventare madre del mio figlio? - E quando Maria accetta, con il suo «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto», ci sembra quasi di sentirlo fin qui il sospiro di felicità di Dio, perché la semplice, meravigliosa disponibilità di questa fanciulla, spalanca le porte della Salvezza per ogni creatura!

Prendiamoci, in questa giornata, qualche istante di silenzio per assaporare la gioia di Dio, restando nella sua ombra potente e deliziosa, delicata e colma di amore. Ecco quindi ora, alla luce di questa ombra di Dio, proviamo ad immergerci nella Festa dell’Immacolata.

Neve non tocca la tua veste appare,
cingi una zona del color del mare.
E a quei che a tanta altezza t’ha levata,
Volgi gli occhi soavi o Immacolata.
Più ti contemplo e dal caduco limo,
più libero mi sento e mi sublimo.
Lorenzo Perosi – poesia messa in musica -

Era l’8 dicembre 1854. Sono trascorsi 162 anni da quando Pio IX, definisce solennemente come verità di fede il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, chiudendo una lunga e talvolta accesa disputa teologica:
«Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina, la quale ritiene che la beatissima vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente ed in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, sia stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale, è rivelata da Dio e perciò da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli» Bolla Ineffabilis Deus.

Lasciamo che lo stesso Pio IX ci racconti, come ha fatto tre anni dopo alle Suore del Buon Pastore di Imola, quanto sperimentò al momento della definizione, cioè uno stato di intima, personale comunicazione con il mistero della Madre del Signore: «Quando incominciai a pubblicare il decreto dogmatico, sentivo la mia voce impotente a farsi udire alla immensa moltitudine che si pigiava nella Basilica Vaticana; ma quando giunsi alla formula della definizione, Iddio dette al suo Vicario tal forza e tanta soprannaturale vigoria che ne risuonò tutta la Basilica. Ed io fui tanto impressionato da tal soccorso divino che fui costretto a sospendere un istante la parola per dare libero sfogo alle mie lagrime. Inoltre, mentre Dio proclamava il dogma per bocca del suo Vicario, Dio stesso dette al mio spirito un conoscimento sì chiaro e sì largo della incomparabile purezza della Santissima Vergine, che inabissato nella profondità di questa conoscenza, cui nessun linguaggio potrebbe descrivere, l’anima mia restò inondata di delizie inenarrabili, di delizie che non sono terrene, né potrebbero provarsi che in cielo…

Ave, Regina coelorum,

ave Domina angelorum.
Salve, radix; salve, porta,
ex qua mundo lux est orta.
Gaude,Virgo gloriosa,
super omnes speciosa;
vale,
o valde decora,
et pro nobis Christum exora.




Salve, regina del cielo;
salve, signora degli angeli.

Salve, radice; salve, porta,
da cui è venuta la luce del mondo.
Rallegrati, vergine gloriosa,
sublime nella tua bellezza.
Salve, vergine bellissima,
prega per noi Cristo Signore.


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