28 Domenica del Tempo Ordinario

28DomTOAnnoA2014Di bene in meglio: dalla vigna ad una festa di nozze! Avete ricevuto l’invito? Siete pronti? Abito, scarpe, camicia e cravatta per gli uomini e borsetta nuova per le signore? Perché il problema di oggi sta proprio qui: la festa è pronta, ma gli invitati no! Anzi, agli invitati non interessa proprio andare a quella festa, hanno tutt'altro per la testa. Il tema del banchetto e delle nozze è molto frequente nell'AT per indicare il Regno di Dio: ne è un chiaro esempio la Prima Lettura di oggi tratta dal cap. 5 del Libro del Profeta Isaia: “Il Signore degli eserciti preparerà 
per tutti i popoli, su questo monte, 
un banchetto… e la mano del Signore si poserà su questo monte”.


Lo dice esplicitamente Gesù nell'introdurre il racconto: “Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze…".
Il Regno dei Cieli è poi strettamente collegato alla festa e alla gioia: "Rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza” dice Isaia. Il banchetto nuziale della parabola di oggi porta con sé l'idea di un grande gioioso festeggiamento per quella bellissima realtà che è l'amore di due sposi. Allora, fuori di metafora il discorso è chiaro: il re è Dio che vuole la partecipazione di tutta l'umanità, alla festa e alla gioia del suo Regno, alla comunione con Lui e con il Figlio Gesù.

Ancora una parabola che sorprende per la sua costruzione, per le allegorie non immediatamente comprensibili. Certo noi siamo invitati a leggere questa pagina oltre l'immediato, non come una semplice descrizione di una festa nuziale.
Tutto infatti si presenta sproporzionato ed eccessivo:
- intanto che tutta questa gente rifiuti l'invito a nozze;
- inoltre che il secondo gruppo addirittura passi agli insulti e alla violenza. Uno sarà ben libero di rifiutare un invito, non per questo prende a bastonate chi gliel'ha portato.
- ancora: la grande bontà di questo re per le nozze del figlio stona con la sua ultima reazione: s'infuria perché c'è uno che non ha l'abito della festa. 
Ma la parabola non si deve leggere così, in superficie. È sempre un evento che smuove, come vanga che rivolta le zolle, parola che mette in moto processi di cambiamento e trasformazioni. Matteo compie una doppia lettura: da una parte l'annuncio del Regno da parte di Gesù ha subìto il rifiuto degli scribi e dei farisei, di coloro che avevano tutto in regola per accoglierlo eppure non lo riconoscono e così pubblicani e prostitute sono passati davanti; dall'altra Matteo si accorge che le stesse difficoltà continuano anche dopo. Il popolo di Israele rifiuta Gesù, i pagani lo accolgono. I cristiani possono aderire a Gesù ma poi fare altro nella vita. 


Il Regno di Dio è un invito a nozze. Avete l'impressione che la nostra fede e le nostre comunità siano come una festa di nozze? Un invito a nozze è qualcosa di straordinario, preludio di festa e di gioia, fascino di un amore che osa dichiararsi pubblicamente per sempre.
Il Regno dei Cieli è un invito a nozze. La nostra fede è un invito a nozze, è un invito, non un ordine. È sempre bello aprire un invito, gioire perché hanno invitato proprio te, ringraziare, prepararsi, fare il conto alla rovescia… per arrivare finalmente alla data!
Il Vangelo di oggi dice: “Tutto è pronto! Ci stai? Serve una risposta e serve una risposta urgente!
L'invito si può rifiutare, si può restare indifferenti.
Gesù, parlando della vigna, ci ha raccontato il dramma di Dio, della sua amicizia con Israele, dei profeti mandati a più riprese per l'invito, dei rifiuti, del figlio del vignaiolo ucciso… come lo sposo di oggi lasciato in solitudine. I primi della parabola di oggi rifiutano, i secondi hanno altro a cui pensare: tra i campi e i propri affari. Hanno smarrito la gioia dell'incontro, il sapore degli inizi, l'emozione della festa. La sala rimane vuota. Che brutta foto di matrimonio: tavole imbandite ed invitati assenti. Scusate, penso alla mia fede anzitutto. Penso a come io celebro la Santa Messa. Perchè se c'è per noi un invito al banchetto nuziale, non è anche quello del banchetto eucaristico? E certo che sì! Ce la raccontano dal catechismo che la Messa è un banchetto nuziale.
- Oggi siamo venuti ad una festa… oppure abbiamo smarrito la gioia nuziale?
- Abbiamo smarrito a volte la gioia dell'incontro, la bellezza del dialogo attorno alla mensa, le danze serali insieme agli sposi?
- La nostra Messa ha ancora il gusto della festa e il profumo della freschezza?
Oppure dovremo pregare con forza lo Spirito Santo, che anima la nostra fede e rigenera la nostra vita? Lasciamo che le nostre Messe raccontino ancora del misterioso incontro tra gli uomini e Cristo, intessuto di lacrime di gioia e di dolore, di sorrisi ed abbracci, di canti e di danze, di silenzi e preghiere, di commozione e gioia del cuore… 
Puliamo la nostra fede dalle ragnatele accumulate e rispolveriamo la nostra gioia originaria.

Il re però non demorde: continua ad invitare, a mandare messaggeri ai crocicchi delle strade. Stupenda questa espressione siamo mandati anche noi agli incroci delle strade.
Là dove si incontrano i punti cardinali, s'intersecano i popoli e le culture: l'invito a nozze è per tutti, in ogni crocevia del tempo e dello spazio. Usciamo da questa chiesa con il desiderio di abitare i crocicchi delle strade, di intersecarci con le questioni di questo mondo, di lottare perché ai crocevia della vita nessuno si perda. 

Ancora una cosa: la questione dell'abito nuziale. Perché questo re se la prende con quell'uomo e lo caccia fuori?
Diciamola così: non si può venire in chiesa senza abito nuziale, non si inganna il nostro Dio!
Nel Libro dell'Apocalisse leggiamo che "la veste di lino sono le opere giuste dei santi", ossia l'impegno concreto per una vita fatta di preghiera e di comunione, per sentieri di giustizia e di pace. Cambiarsi l'abito, mettere l'abito nuziale significa cambiare vita, rivoltare i propri stili di vivere ed indossare il nostro abito, che è Cristo. 
Non possiamo vivere il nostro banchetto di nozze senza un riscontro nel nostro modo di essere, nella nostra vita di ogni giorno. Come nel giorno del nostro Battesimo abbiamo ricevuto una veste bianca, così ogni volta siamo chiamati a rivestirci di Cristo: “Spogliatevi dell'uomo vecchio e rivestitevi dell'uomo nuovo”. Rivestirsi di Lui è imparare ad amare come Lui, abbracciare come Lui, guardare come Lui. Rivestiamoci di Cristo, rivestiamoci di gioia e di luce! E così saremo pronti a partecipare al banchetto di nozze dell’Agnello, immolato qui e ora sull’altare per ognuno di noi.

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