21 Domenica del Tempo Ordinario

21DomTOAnnoA2014Arriva ogni anno, puntuale ed è una delle pagine più famose e più belle del Vangelo. La professione di fede di  Pietro” è un brano cardine, di altissimmo valore cristologico, presente nei tre racconti sinottici. Al centro del Vangelo di oggi una domanda, una grande domanda di Gesù: “Chi sono io per te?”. 


Siamo più o meno a metà percorso, anche dal punto di vista della stesura del racconto, ci troviamo al capitolo 16 sul totale dei 28 capitoli del Vangelo di Matteo.
L'esperienza di Gesù a Cesarea di Filippo è un punto di non ritorno, uno snodo fondamentale nel rapporto del Maestro con i suoi discepoli e quindi anche con ognuno di noi. 
Noi siamo abituati spesso a girare intorno ai problemi, a stare sul vago, anche qualche volta sulle questioni essenziali della vita. Non si sa mai, prendere posizione è sempre compromettersi. Schierarsi, in qualsiasi campo, comporta assumersi delle responsabilità. Questo vale anche nelle relazioni: possiamo girare intorno agli altri senza mai lasciarci veramente coinvolgere. I Dodici stanno seguendo Gesù da tempo, ammirati dai miracoli, affascinati dalle parole di questo Maestro che attinge da una sorgente nuova tutto il suo stile di vita. 
E chissà quante ne hanno sentite su Gesù, chissà quante domande hanno ricevuto sul suo conto dietro le quinte, quanti segni di stima o di scetticismo hanno udito nel loro seguire Cristo. 
Quante se ne sono dette su Gesù di Nazareth, e quante se ne dicono anche oggi. 
Quante persone ci hanno parlato di Cristo? 

Quante persone mi hanno parlato di Cristo?
Dai miei genitori, una zia o una nonna devota e piena di fede semplice e sincera, le suore dell'asilo, il mio prete, il professore di religione o quello di filosofia a scuola, il mio catechista in parrocchia....
E dove, in quale luogo mi hanno parlato di Gesù?
Nella mia casa, nelle chiese e nei teatri, sul lavoro, attorno ad un tavolo imbandito, come in un'aula universitaria, per la strada o in casa di amici e parenti…. Ovunque e molte volte ho sentito parlare di Gesù. 
E con riconoscenza oggi guardo a tutto ciò, grato ad ognuno per avermi condotto a Lui: chi non è sinceramente affascinato dal Maestro di Nazareth, chi non si è confrontato con la sua figura? Credenti o non credenti, Gesù continua ad interessare, anche là dove è considerato un'invenzione del cristianesimo.
Sì, ho sentito molto parlare di Gesù e molto io ho parlato di Lui.
Credo dunque in Lui?
Intuiamo oggi che non è sufficiente averne sentito molto parlare, come non è sufficiente aver parlato molto di Lui o aver fatto delle discussioni forti ed accese sulla sua persona e sul suo messaggio.
Ma la mia vita è quotidianamente scossa dalla sua Parola?
Sono un uomo innamorato del Maestro?
Oggi come allora, non ci si deve accontentare di discorsi vaghi, non ci si può accontentare che su di Lui si dica qualcosa o si intavolino belle discussioni, non si può ridurlo ad un bel personaggio magari anche importante della storia. Non è questo ciò che interessa a Lui.
All’inizio, nel Vangelo di oggi, anche Lui è partito con le opinioni vaghe della gente: “La gente chi dice che io sia?” ma poi la domanda entra nel cuore… perché a Gesù interesso io, interessi tu. “Voi chi dite che io sia” preludio questo di una grande domanda personale: “Tu chi dici che io sia?”
La vita è una presa di posizione, è mettersi in gioco al cento per cento. Oppure… si può anche barare, si può rimanere sul vago fino all'ultimo respiro. Possiamo anche vivere la nostra fede come un grande bluff, girarci intorno senza mai affrontare la questione sul serio. 
Come prete posso parlare ogni giorno di Gesù Cristo, eppure non essere schiodato dalla sua Parola neanche di un millimetro.
La mia fede può fermarsi nell'ambiguità di colui che si dice cristiano, poi però appartiene a tutt'altro. Posso nascondermi dietro una scelta che appartiene al mio passato, ignorando così il mio presente. Non si vive di ricordi e la fede non si riduce a tutto ciò che ho sentito dire su Gesù. Per questo leggiamo e rileggiamo sempre il Vangelo.
Oggi Gesù si interessa a me, oggi mi domanda di rispondere a quell'interrogativo. 
Io chi sono per te? Chi sono per te, oggi? 
Un ricordo di quando ero piccolo? Un ricordo di quando ho ricevuto i Sacramenti? Un bellissimo ricordo del giorno della mia ordinazione sacerdotale o del giorno del matrimonio? Un ricordo degli anni del catechismo? Oppure un personaggio unico della storia della mia esistenza che mi ha cambiato la vita?
Le relazioni muoiono quando non rispondiamo più a questo interrogativo, quando siamo vaghi, quando giriamo intorno alla domanda. Quando non ci si guarda più negli occhi. Così accade anche nella nostra fede, proprio perché il cristianesimo non è l'adesione ad una dottrina, a dei precetti da osservare, ma l'incontro con una Persona: Gesù vivo e risorto. 
Così, a bruciapelo, oggi Gesù domanda a te e a me: chi sono io per te? Cosa sei disposto a giocarti per me?
Punti tutta la tua vita su di me o giochi al ribasso?
Ti decidi o stai sul vago?
Quanto conto sul serio nella tua vita di tutti i giorni?
Pietro rischia tutto. Questo significa dire a Gesù che è il Cristo, il Messia tanto atteso, il senso vero della vita.
Ma attenzione, siamo talmente abituati a rispondere correttamente, a pensare la fede come una rispostina scolastica, che non basta dire con la lingua che Gesù è il Messia. Che significa che Gesù è il Cristo… se poi si continua a vivere esattamente come sempre?
Fratelli e sorelle, facciamo oggi un grande regalo: regaliamoci alcuni istanti di silenzio e rispondiamo a quella domanda.
Prendiamo posizione, diciamolo a Gesù quanto siamo disposti a giocarci su di Lui. Non stiamo sul vago, non accontentiamoci di quello che gli altri dicono di Lui. Allora sapremo riconoscere in Lui la sorgente della nostra felicità. Pietro riconosce solo ed esclusivamente questo: dicendo si a Cristo ha scoperto il proprio cammino di felicità.
Torniamo a casa oggi e osiamo, rischiamo una risposta che cambi la nostra vita!

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