Festa della SS. Trinità

SS. Trinit1In cucina la mamma sta preparando la cena con la mente concentrata su ciò che sta facendo. Il bambino più piccolo, quattro anni, ha avuto un'intensa giornata all'asilo e racconta alla mamma quello che ha fatto. La mamma però gli risponde in modo distratto, con poche parole e dette in fretta. Qualche istante dopo si sente tirare la gonna: "Mamma!". La donna accenna di sì col capo e borbotta qualche parola. Sente altri strattoni alla gonna e di nuovo: "Mamma!". Ma lei continua a sbucciare le patate. Passa un altro minuto. Il bambino si attacca alla gonna della mamma e tira con tutte le sue forze. La donna è costretta a chinarsi verso il figlio. Il bambino le prende il volto fra le manine, lo porta davanti al proprio viso e dice: "Mamma, guardami,ascoltami con gli occhi!".


"Ascoltarsi con gli occhi", appunto! Perché tutte le cose importanti passano attraverso gli occhi. Ascoltare qualcuno con gli occhi significa dirgli: "Tu sei importante per me". La Santissima Trinità è questo gioco di sguardi tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Quasi a dire: studiamo la tattica per dare continuità all’Amore.

"Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Eccole qui le ragioni della nostra comunione. Nel fatto che la Chiesa, cioè noi, siamo l'immagine della Santissima Trinità. Noi siamo la continuazione di quella piccolissima comunità divina - il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo - che si prolunga sullo spartito musicale della storia e della vita quotidiana. È fantastico pensare che la Chiesa nasce dall'alto, affonda le radici nella Trinità. È per questo che il mistero principale della nostra fede ci è stato rivelato da Gesù perché noi lo viviamo nel nostro quotidiano.

La Trinità è un fatto di persone, non di numeri.
Sono persone uguali.
Adesso capiamo l'insistenza della Chiesa quando annuncia che tutti gli uomini sono uguali! Non ci sono uomini di serie A e uomini di serie B. È il mistero della Trinità che ad ogni uomo imprime il sigillo dell'uguaglianza con Dio.
Sono persone uguali… e distinte.
Ogni uomo ha il suo volto e la sua storia, i suoi sogni e le sue fatiche, le sue aspirazioni e le sue paure. Dio ci conosce per nome, ci chiama per nome uno ad uno: "Non ti dimenticherò mai... Ho scritto il tuo nome sul palmo della mia mano" Is 49,15-16. Sapere che questa frase Dio la ripete a te, a me, a tutti fin da quando siamo stati concepiti nel grembo materno, non può non alzare la soglia del nostro rapporto con Lui. Lui che, come dice il profeta Baruc, "chiama le stelle per nome, ed esse gli rispondono eccomi brillando di gioia" Ba 3,34-35. Lui che non deposita negli archivi il nostro volto, ma lo sottrae all'usura delle stagioni, illuminandolo con la luce del suo volto. Lui che non seppellisce i nostri nomi nel parco dei ricordi ma li evoca uno ad uno dalla massa indistinta delle nebulose e, pronunciandoli, con la passione struggente dell'innamorato, li incide sulle rocce dei colli eterni.

E allora "Andate dunque e battezzate tutte le genti, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo". È urgente prendere coscienza che siamo un popolo che passa in mezzo al mondo per annunciare che il Signore è risorto e cammina con noi. Siamo le riserve che attendono la discesa in campo del titolare.

Ci ha provato il vecchio Mosè. Anziano, custode di greggi e d'armenti, incapace di tessere e ricamare astute parole... sarà l'uomo che smantellerà il cuore malvagio del faraone. Lo senti chiedere a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone?". Non si tratta di mancanza di fede, ma di profonda consapevolezza della propria inadeguatezza. Incroci oggi le sue orme sulla montagna assolata del Sinai "con due tavole di pietra in mano", con un sogno nel cuore e con i volti del suo popolo infedele sulle spalle. Mosè è un uomo lacerato tra cielo e terra, appartiene a Dio e alla terra, ad una terra maledetta e ad un Dio tutto santo. È un'appartenenza che lo lacera, lo distrugge, lo tormenta. Questo è il dramma di Mosè. Fa scendere le lacrime quando, nel silenzio fecondo della notte, lo senti gridare nelle pagine della Scrittura: "Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità".
Alla fine ci ha provato anche Gesù. Si alza nella notte per giocare il tutto per tutto. Come si sente raccontare Nicodemo, ammaliato dagli occhi del Maestro di Nazareth: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, non per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui". Intuizione, scheggia d'amore partita da un cuore infuocato, "luce abbagliante ma non accecante" - come affermava lo scrittore francese F. Mauriac - . Ecco la certezza di avere un Padre: nel momento in cui ci manda suo Figlio perché avessimo la vita. Il mondo venne sconvolto perché da tempo l'Amore sembrava aver smarrito il suo fascino. "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" cantò l'abile penna dell'evangelista Giovanni.
Ecco il volto della Trinità. Un Padre che manda il suo Figlio per salvare il mondo con il loro Amore, lo Spirito Santo. Riservandosi di chiedere aiuto a Maria di Nazareth, a Mosè, a Paolo di Tarso e ai Santi di tutti i tempi… perché la storia diventa storia di salvezza se mille volti s'incrociano tra di loro, se mille sguardi si parlano.
 Mille volti, mille occhi, mille mani… ma un unico regista: la SS. Trinità.

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