Omelia per il Funerale di Papà Mario

"Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello:
il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa!".

Morte e vita: che grandi realtà, Signore,
quale grande mistero di amore hai preparato da sempre per i tuoi figli,
che grande progetto per il mio papà, per me e per tutti noi…
troppo alto, Signore, e io non lo comprendo.

Spesso io inizio così la riflessione in occasione del funerale, perché la grande preghiera della Sequenza di Pasqua ci apre una via infinita di speranza, di gioia, un sapore e un profumo di eternità, di qualcosa che non finisce mai e rimane per sempre dentro di noi.

È proprio vero, Signore:
in questo ultimo mese noi abbiamo assistito, praticamente impotenti, alla vita che combatteva contro la malattia, a questo grande mostro che vorrebbe sempre vincere sulla vita, ad una malattia inesorabile che qualche volta anche ti illude e ti fa credere di dormire, che ti lascia tranquillo e sereno per un po’ di giorni, ma che poi riesplode con più forza e più cattiva di prima.

Ecco lo specchio della Parola di Dio, il messaggio di vita e di speranza che San Paolo ha scritto ai Cristiani della città di Corinto e oggi a tutti noi

“Mentre il nostro corpo esteriore si va disfacendo…"

Ed è successo proprio così là, nel reparto di Oncologia dell’Ospedale di Negrar in queste settimane, per mio papà ma anche per tante altre persone che abbiamo visto soffrire e lottare con forza contro la morte…
Qualche momento di speranza ma attacchi continui di una malattia che da subito ha dato la sua atroce sentenza di voler vincere. E fino all’ultimo, quando era evidente la fatica del respiro e tutto ormai remava contro, papà non solo non si è mai lamentato, ma ha insegnato a tutti noi la dignità di una persona davanti al dolore, ci ha insegnato come si vive, come si soffre e infine anche come si muore da uomini e da cristiani.
Mi piace sottolineare oggi con forza quello che abbiamo detto a tante persone in questi giorni: papà non si è mai stancato di ripeterci fino all’ultimo che “Tutto andava bene”.

"Ecco l’uomo interiore che si rinnova di giorno in giorno…”.

Ora non c’è più la sofferenza e il dolore in quel corpo martoriato dalla malattia, ora c’è la vita con Dio: è questa la nostra certezza!
E in questi pochi mesi di sofferenza, abbiamo assistito tutti a quel grande miracolo dello Spirito, di quel corpo interiore che si è rinnovato di giorno in giorno ed è diventato esempio di vita e segno di fede.

Il fragile vaso di creta è il nostro corpo, che si può rompere facilmente, ma che lascia libero il nostro spirito e il nostro animo più puro e più bello.

Ecco il tesoro che ognuno di noi ha in questi vasi di creta:
il tesoro siamo noi con il nostro io più profondo,
e Dio presente nel nostro cuore e nella nostra vita.
Il tesoro sono i valori per i quali spendiamo la nostra esistenza,
nei quali anche mio papà ha creduto e per i quali ha vissuto:

  • il grande amore fra lui e mia mamma, che noi abbiamo respirato a pieni polmoni in tutti questi lunghi anni. L’accoglienza incondizionata per Stefania che considerava come sua figlia e l’amore per le sue grandi nipotine, che incoraggiava sempre anche con battute che facevano ridere, ma che avevano un significato profondo. Per noi figli poi, papà c’era sempre, era un porto sicuro dove approdare nei momenti di difficoltà e per chiedere consiglio su tutto;
  • una vita bella, onesta e laboriosa, fondata su cose semplici e mai sui compromessi. Papà era per noi un libro aperto: e nonostante noi della famiglia sapessimo quasi tutto di lui e lui di noi, è riuscito a nasconderci alcuni piccoli problemi che voleva risolvere da solo…problemi per non farci preoccupare e per farci capire che ci sono cose più importanti nella vita;
  • papà teneva molto all’amicizia e alla solidarietà: ogni giorno si incontrava con i suoi amici e questo era un appuntamento molto importante per lui da quando è andato in pensione. Ogni anno anche aiutava economicamente come poteva, vari istituti religiosi e sociali in cui credeva…;
  • papà era un ottimista di natura, cercava sempre il positivo nelle cose che gli succedevano ogni giorno e sorrideva spesso. Credo sia riuscito a trasmettere gioia e serenità a tutti quelli che lo hanno conosciuto.

Tutto questo sostenuto dalla fede che gli hanno trasmesso i suoi genitori, in modo particolare mia nonna Maria, che ha vissuto moltissimi anni nella nostra casa.
Fiducia nel progetto di Dio per sé e per noi suoi figli.

Quando mi ha accompagnato a Roma per iniziare il mio cammino in Seminario verso il Sacerdozio, prima di partire per tornare a Verona mi vedeva triste e mi ha sussurrato: “Vuoi venire a casa con me Silvano? No dai, stai qui un po’ e vedi se Gesù vuole che tu diventi prete…”.

Per tutti questi motivi ho scelto, per la celebrazione di oggi, il Vangelo delle Beatitudini: io credo che mio papà ha vissuto qui sulla terra lo stile profondo delle Beatitudini. La parola beatitudine nel Vangelo, significa felicità e gioia: la vita per mio papà è stata anche sacrificio, ma sempre per raggiungere un meglio, non un “purtroppo” da sopportare. Ecco il suo vivere nella serenità e nella gioia.

Le prime tre beatitudini di Gesù mi sembra si adattino molto bene alla figura di mio papà:

  • Beati i poveri in spirito – gli umili - perché di essi è il regno dei cieli
  • Beati gli afflitti, - quante malattie ha superato mio papà - perché saranno consolati.
  • Beati i miti, - quanti ci hanno detto in questi giorni che era un buono - perché erediteranno la terra.

Tutte queste parole non vogliono celebrare una persona, ma diventare per ognuno di noi testimonianza e lezione per la vita, la nostra vita qui sulla terra ogni giorno, per prepararci alla Vita che non ha fine. E noi crediamo oggi che mio papà abbia raggiunto la gioia sconfinata nel Regno di Dio e che ora possa toccare con i suoi piedi la riva del Paradiso, dove il suo Signore e i suoi cari gli stanno facendo festa.

Sì, fratelli, è questa la nostra fede,
è questa la fede della Pasqua alla quale ci stiamo preparando:
la morte non ha mai l’ultima parola sulla vita.
“Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa”.

Don Silvano Corsi
Rettore della Chiesa del Cimitero Monumentale
Basilica di Madonna di Campagna - Martedì 9 marzo 2010

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