Omelia per il Funerale di Giuseppe - 7 anni

Se ci sono delle creature semplici e in grado di comunicarci ottimismo e allegria, queste sono i bambini. La semplicità con cui ci concedono la loro confidenza, l'ingenuità vera con cui si aprono a tutti e la loro innocenza grande, fanno dei fanciulli delle creature davvero lodevoli, capaci di comunicare quelle doti e quelle virtù che noi tutti vorremmo avere.
Per questo Gesù mostra di prediligere i bambini, li prende sulle sue ginocchia e li accarezza, e afferma, contro la tradizione del suo tempo: "Lasciate che i fanciulli vengano a me e non lo impedite loro".
Il Signore mostra addirittura come i bambini abbiano molti più meriti di noi nella dinamica del Regno dei Cieli, poiché la loro bontà di fondo li porta ad essere molto importanti davanti a Dio: "Se non diventerete come questo bambino, non entrerete nel Regno di Dio”. Chi infatti non acquisisce la capacità di amare, di sorridere, di essere semplici, difficilmente può far parte della vita vera, quella che non ha fine. I bambini hanno molto da insegnarci e noi abbiamo molto da imparare da loro.

Che cosa ci ha insegnato Giuseppe, nei sette brevi anni della sua vita?
Anzitutto credo che ci abbia insegnato l’amore e la gioia per la vita sempre. Quanto eravate contenti, carissima mamma e carissimo papà, e voi tutti, quando vi è stato annunciato che sarebbe arrivato Giuseppe nella vostra famiglia? Quanto eravate contenti quando, nonostante la lunga e difficile malattia Giuseppe sorrideva e vi dava tanta forza?

Tante domande però affollano ora il nostro cuore:
- perché la malattia in un bambino così piccolo e innocente?
- Giuseppe era la nostra felicità: come poter accettare la sua morte?
- dov’era Dio, invece di salvare Giuseppe, che amava tanto?

La nostra fede e la Parola di Dio aprono un piccolo spiraglio nell’infinita grandezza e profondità del nostro dolore: “Dio lo ha tanto amato e lo ha voluto subito accanto a sé nel Regno della Vita e dell’Amore” cfr Sap cap. 4.
Noi non capiamo e facciamo molta fatica ad accettare questo progetto. Forse il nostro Padre che è nei cieli voleva che Giuseppe non soffrisse più, voleva un sorriso in più nella sua casa, voleva un nuovo angelo e un nuovo messaggero di amore per tutti noi.
Queste parole non sbriciolano il dolore e la sofferenza che c’è ora nel nostro cuore e nella nostra vita, ma forse ci aiutano a sentire Giuseppe vivo in noi in un modo diverso, ma più potente.

«Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato».
Cari genitori, cari nonni e tutti voi che oggi siete qui,
ai bambini si raccontano delle fiabe
e da queste brevi storie i bambini imparano tante cose sulla vita.
Vorrei concludere anch’io oggi con una fiaba per voi:
iniziamo così, come ci ha detto Gesù, a diventare un po’ bambini.

Un giorno un’ostrica disse ad un’altra ostrica vicino a lei:
“Ho veramente un gran dolore dentro di me.
È qualcosa di molto pesante e sono stremata”.
L’altra rispose: “Sia lode ai cieli e al mare, io non ho dolori dentro di me. Sto bene e sono sana, sia dentro che fuori”.
Passava in quel momento un granchio, sentì il dialogo tra le due ostriche e disse a quella che stava bene ed era sana sia dentro che fuori:
“Sì, tu stai bene e sei sana, ma il dolore che la tua vicina porta dentro di sé è una perla di straordinaria bellezza”.
È la grazia più grande, quella dell’ostrica.
Quando le entra dentro un granello di sabbia,
una pietruzza che la ferisce,
non si mette a piangere, non strepita e non si dispera.
Giorno dopo giorno trasforma il suo dolore in una perla:
il capolavoro della natura, della vita e dell’amore.

Giuseppe è vivo e vi ama più che mai.
Non sentite la sua voce nel vostro cuore?

Don Silvano Corsi
Rettore della Chiesa del Cimitero Monumentale di Verona
Giovedì 7 giugno 2012

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