Sacra Famiglia 2017 - Canto del Te Deum

Te Deum1"Te Deum Laudamus"... "Te hominem laudamus".
 
Nell'ultimo giorno di quell'anno il Buon Dio era in Cielo e guardava in giù, in una piccola chiesa dove la gente si accingeva a cantare il Te Deum, l’inno di ringraziamento. La chiesa non aveva più campanile né campane e il vecchio parroco aveva dovuto tappare alla meglio i grossi buchi delle mura e del tetto, perchè i fedeli, nei giorni di pioggia e di neve non si bagnassero troppo.
Te Deum1Nell'ultimo giorno di quell'anno il Buon Dio era in Cielo e guardava in giù, in una piccola chiesa dove la gente si accingeva a cantare il Te Deum, l’inno di ringraziamento. La chiesa non aveva più campanile né campane e il vecchio parroco aveva dovuto tappare alla meglio i grossi buchi delle mura e del tetto, perchè i fedeli, nei giorni di pioggia e di neve non si bagnassero troppo.Laggiù c'era Leone: la sua casa era stata bruciata e ora abitava in una fredda soffitta. C'era Teresa: i tedeschi non le avevano lasciato né mobili né biancheria e veniva alla funzione con un cappotto preso in prestito. C'era la povera Maddalena: suo marito era stato ucciso sotto i suoi occhi. C'era Silvino, che aveva tre figli prigionieri. E Teodoro, che aveva avuto la moglie e due figlie seppellite sotto le macerie. E Margherita, che nella fuga aveva perso il suo bambino e nessuno sapeva più niente di lui. E Giampietro, accecato da una scheggia di fucile... e poi tutti gli altri che non sapevano più dove andare, né cosa mangiare perchè i tedeschi portavano via tutto dalle case e dalle botteghe.
Erano lì, tutti insieme, l’uno vicino all’altro nella loro piccola chiesa. Qualcuno piangeva... qualcuno pregava a voce bassa. Ma tutti, al momento giusto e al suono dell'organo, iniziarono a cantare, con voce attenta e devota, il Te Deum dell'ultimo giorno di dicembre “per tutte le grazie e i benefici ricevuti nel corso dell'anno", come il vecchio parroco aveva loro insegnato. Nell'ascoltarli, il Buon Dio fu preso da stupore e da ammirazione. E disse agli Angeli in cielo: “In verità vi dico: l'uomo è una santa creatura. Guardate tutta quella povera gente: dodici mesi fa mi avevano affidato il loro anno affinchè fosse buono... avevano cantato per me il “Veni Creator Spiritus” per ottenere doni e cose belle... e io l'ho caricato per loro di calamità e di spaventi; avevano implorato la pace, ma c'è stata per loro la guerra; mi avevano chiesto il pane quotidiano, ma hanno avuto la fame e la miseria; avevano creduto di mettere in salvo, nelle mie mani, le loro famiglie e la loro patria, ed Io ho stritolato la loro patria e le loro famiglie... Certo, avevo i miei buoni motivi, non posso ripulire il mondo senza metterlo sottosopra... come è successo al tempo di Noè. Ma questo è un lavoro da Dio, nel quale nessuno vede chiaro all'infuori di me. Essi, gli uomini, non sanno quello che faccio, né perchè lo faccio, né a quale bene io lavori... loro non fanno altro che portarne il peso. Eppure eccoli qui che mi lodano e mi ringraziano come se avessi protetto le loro piccole esistenze, secondo la loro preghiera di un anno fa. In verità la loro fede è grande... Li udite che cantano: “Sanctus, Sanctus, Sanctus!” a voce spiegata? Allora voi pure, Angeli e Santi tutti, cantate in cielo un cantico di onore per tutti quegli uomini e donne che nella disgrazia mi rendono lode”.
Nella piccola chiesa si era appena cantato: “Te Deum laudamus, Te Dominum confitemur. Te Signore lodiamo, in Te Signore confidiamo”.
E il Buon Dio, nell'alto dei cieli intonò: “Te hominem laudamus. Te uomo noi lodiamo”. E gli Angeli in cielo cantarono e lodarono l'Uomo (Marie Noel – Diario Segreto).
 
Le caratteristiche della famiglia descritta nei brani dell’AT sono la pace, l’abbondanza di beni, la concordia e la discendenza numerosa: segni della benedizione del Signore; la legge fondamentale era l’obbedienza temperata dall’amore; questa obbedienza non era solo segno e di benedizione per i figli, ma anche un modo per onorare Dio nei genitori. A questa famiglia, la fede cristiana ha portato un superamento: Paolo domanda agli sposi e ai figli cristiani di vivere la loro vita familiare come se vivessero già nella famiglia del Padre del cielo, nella obbedienza di fede come Abramo e Giovanni ci ricorda che siamo figli di Dio. Il Vangelo, ci presenta l’esperienza di Cristo che entra nel tessuto di una famiglia umana concreta e traccia un quadro delle alterne vicende di una famiglia. Nella famiglia non tutto è idillio, serenità, pace: si passa attraverso la sofferenza e le difficoltà, i problemi dei genitori e dei figli, attraverso le crisi per il lavoro e la vita di tutti i giorni. Nella santa Famiglia, come in ogni famiglia, vi sono sofferenze e gioie, dalla nascita, all’infanzia, all’età adulta; in essa maturano avvenimenti lieti e tristi per ciascuno.
 
PAPA PAOLO VI A NAZARET, 5 GENNAIO 1964.
La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio semplice, umile e bella. Impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare. Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il Cristo. Qui osserviamo il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo. Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. A questa scuola, comprendiamo perché dobbiamo avere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire il Vangelo e diventare discepoli del Cristo. Oh! come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile scuola di Nazaret! Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine…proprio in questa Santa Casa. In primo luogo essa ci insegna il silenzio, la stima del silen-zio, atmosfera indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella tumultuosa vita del nostro tempo. O silenzio di Nazareth, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano lo studio, la meditazione, l'interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto. Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazareth ci ricordi cos'è la famiglia, cos'è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com'è dolce ed insostituibile l'educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell'ordine sociale. Infine impariamo la lezione del lavoro. Oh! dimora di Nazaret, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti. Maria e Giuseppe qui presentano il loro figlio Gesù, perché noi lo seguiamo e ne imitiamo le virtù.

Stampa