3 Domenica del Tempo Ordinario

3Dom TO Anno AbisCerto che per diventare veri "pescatori" non è facile facile... ma c'è un segreto! Seguire sempre e con fedeltà Gesù, ascoltando la sua Parola, facendola entrare nel nostro cuore per lasciare che Dio ci parli e ci aiuti a trasformare i suoi insegnamenti in vita, la mia vita, la nostra vita.
 "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini". Vogliamo anche voi diventare "pescatori" con Gesù?

Cafarnao: una cittadina sul lago di Tiberiade, un punto di incrocio tra strade diverse che puntano verso nord e verso oriente, una piccola Babele. È proprio il cuore affollato della ‘Galilea delle genti' 4,15, di quell'angolo di Palestina disprezzato dai giudei più pii, perché si è macchiato della mescolanza di tanti altri popoli che hanno reso impura la religione ufficiale. La regione, dunque, è instabile, oltre che rozza e insicura per via dei poco di buono che si guadagnano la vita mettendo su ribellioni contro i romani. Di quest'ultimi, non manca la rappresentanza: sono i soldati dell'imperatore che devono mantenere l'ordine, e favorire il lavoro dei loro collaboratori, come di Matteo, sgradito esattore delle tasse, partigiano - più per interesse che per fede - di Cesare. Questo è ‘l'eremo' di Gesù. Sì, perché il pubblicano stesso, l'evangelista Matteo, che lì l'ha conosciuto, ci racconta che il Maestro, dopo l'arresto del Battista, “si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao4, 12-13. Abituati come siamo a pensare che chi si ritira lascia il campo di battaglia per luoghi più tranquilli oppure si cerca addirittura uno spazio isolato e riservato per coltivare la solitudine e il raccoglimento, rimaniamo stupiti nello scoprire che Gesù, invece, quando si ritira, si ritira in mezzo alla gente. A tanta gente, e alla gente più confusionaria e confusa della sua terra. Cogliamo qui un elemento di stupore di quelli che solo Dio ci può riservare: la nostra immagine di Gesù come Maestro dello Spirito che sollecita cammini di preghiera e che educa alla tranquillità interiore, viene scalzata decisamente.
E questo accade proprio nel momento in cui Giovanni il Battista, icona di una spiritualità del deserto, viene arrestato. Gesù vuole molto bene al cugino, lo riconosce come “il più grande fra i nati di donnacfr Mt 11,11. Il momento della sua cattura rappresenta certamente uno scossone, un grido più forte di quelli che egli ha innalzato nel deserto per condannare la stoltezza dei suoi concittadini. Ed è in questo momento duro e doloroso che Gesù, anziché battere in ritirata dalla lotta, si ritira... sul suo fronte di battaglia: inizia, cioè la propria azione evangelizzatrice in maniera pubblica, ma con una svolta radicale rispetto alle abitudini del Battista. Quella che sembra una sonante sconfitta per il popolo assetato di Dio e in attesa del suo Messia, cioè l'arresto di Giovanni, che l'ha indicato come l'Atteso, si trasforma per Gesù nell'esperienza della chiamata più decisiva. Gesù riconosce la presenza del Padre anche in questo frangente, e sente pronunciare il proprio nome: “Va' mio servo nella Galilea delle genticfr Is 49, 5-6. Poiché Gesù sa ascoltare la chiamata per sé in ogni evento della storia, anche il più devastante e imprevisto, ecco che diventa a sua volta capace di chiamare, in ogni situazione e condizione. Il racconto di Cafarnao, allora, diventa per noi il più affascinante racconto di vocazione mai scritto prima. Perché è il racconto di una quotidianità trasformata in dimora dell'Altissimo. Lì il Messia, il Figlio di Dio pone la propria dimora. Decide di abitare fra la gente, la gente che lavora, gente di ogni condizione e provenienza.
Immaginiamo Gesù che passeggia fra le vie della cittadina, sulle rive del lago, così vitale per l'esistenza di questo popolo, da essere paragonato a un mare. Lì egli incontra commercianti, compratori, esattori delle tasse, artigiani, soldati, casalinghe, anche prostitute e faccendieri... tutte attività umane, in mezzo alle quali Gesù si immerge. É un secondo battesimo, il battesimo della gente. Se da Giovanni il Battista questi andavano per farsi battezzare, Gesù si sposta lui per immergersi - farsi battezzare - tra la gente. 
In questo luogo di commercio e scambio, Gesù predica la conversione: “Convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino4, 17. Lo stesso annuncio del Battista, che però non risuona più nella desolazione del deserto, ma sovrasta senza urla il chiasso della città.
Che senso ha chiamare alla conversione la popolazione di una cittadina immersa nel proprio lavoro quotidiano, ritmata dal trambusto del mercato, addolcita dal fruscio delle onde dopo una notte di pesca? Che cosa significa convertirsi per un uomo indaffarato a guadagnarsi da vivere, forse preoccupato anche di non farsi rubare quei pochi spiccioli che ha racimolato o la merce preziosa portata dai campi della regione? Alla luce di quanto vissuto da Gesù in questa apertura del proprio ministero pubblico sembra esserci una sola risposta, tanto banale quanto sconcertante: convertirsi significa accorgersi che... il Regno di Dio è vicino! Che il Regno è proprio lì, non accanto, ma in mezzo a loro! Sì, il Regno di Dio è Gesù, e Gesù è lì, mescolato e immischiato fra la gente che lavora. Il Regno non è più un insieme di norme e di riti da osservare e conservare, per garantire una vita perfetta, soltanto per qualche gruppo di eletti. Il Regno di Dio è in Gesù, è Lui stesso: una persona, una relazione, una presenza nuova. Che si svelerà passo a passo, con l'autorevolezza della vita ordinaria, che in fondo richiede più obbedienza di qualsiasi altra regola imposta dall'esterno. Le esigenze della vita di tutti i giorni, di cui il lavoro e le sue relazioni sono parte determinante, sono dure, impegnative, quasi totalizzanti. Allora il Regno di Dio non può che prendere casa proprio lì e abitare i semplici rapporti quotidiani e le vie della città, dove la gente ha il proprio campo di battaglia... Il campo in cui è nascosto il tesoro prezioso da scoprire! 
E fra questa gente, nelle passeggiate lungo il lago, Gesù vede e incontra anche dei piccoli imprenditori: sono le aziende familiari dei pescatori, forse il lavoro più antico di cui gli ebrei conservano gelosamente la prerogativa. Il suo sguardo si sarà già posato altre volte su quei giovani tostati dal sole, di muscoli solidi come il vecchio padre Zebedeo, affezionati alle loro famiglie per le quali sgobbano ogni notte pur di rubare al mare qualcosa del suo ricco bottino. Ma al di là di una conoscenza per sentito dire, cosa ci poteva essere di più? Solo il fascino di un Regno che si fa presente nell'Uomo, non nelle idee o nelle regole. Gesù, pienamente uomo, osa così l'imprevedibile: chiama a seguire Lui! Chiama dei compagni di vita a mettersi sulle sue orme! Chiama a sé!
Proviamo a immaginarci un momento se, con i tempi che corrono, un presunto Messia venuto dalla sgangherata borgata di Nazareth provasse a chiamare a sé i figli di due piccoli imprenditori del nord Italia. Uno sfascia-imprese, uno sfascia-famiglie: ecco come lo etichetteremmo! ‘Non è giusto’, ha esclamato una ragazza di fronte alla risposta sconcertante dei primi amici di Gesù. I quali hanno lasciato tutto: casa e lavoro. Subito: operano una scelta radicale nella loro vita... anche se possiamo pensare che l'avverbio “subito” non sia proprio un avverbio di tempo, quanto di modo... la radicalità appunto. 
Perché tanta pazzia? Sembra chiaro: chi si accorge che il Regno sta proprio qui, in mezzo a noi, alla mia portata, se ne innamora! E tutto passa in secondo piano! La loro vita non viene denigrata, non viene condannata. Anzi: Gesù promette loro di continuare il loro lavoro. Resteranno pescatori: non più per raccogliere pesci, ma per dare vita ad altri uomini. Il lavoro, nell'immagine suggestiva del discepolo di Gesù, viene elevato a cime inimmaginabili. Le potenzialità e la storia personale di ognuno vengono assunte e abbracciate da un senso più grande, da un orizzonte splendido. Non basterà più la riva del Mare di Tiberiade a contenere i loro sogni, i loro progetti, le loro imprese. E la famiglia si allargherà, al centuplo. Gesù, il Regno in mezzo alla gente, fa alzare gli occhi alla gente affinché scopra quel “di più” che porta dentro e lo trasformi in dono e in gioia grande.

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