2 Domenica di Quaresima

Trasfigurazione1A Dio piacciono le montagne. Dio spesso sceglie qualche cima, qualche luogo alto per dire qualcosa di importante agli uomini. Elia ascoltò la voce di Dio sul Monte Carmelo, Mosè si incontrò con Dio sul Monte Sinai, anche Gesù scelse una montagna per far capire qualcosa di importante ad alcuni discepoli. Le Beatitudini infatti vennero proclamate dalla cima di una piccola montagna… Secoli dopo un grande santo, San Giovanni della Croce, scrive che Gesù è come una montagna da scalare, con impegno e costanza…

Oggi il Vangelo racconta di Gesù che sceglie la cima del Monte Tabor per farsi vedere in tutta la sua gloria…. ancora una montagna.
Perché le montagne? perché solo dalla cima di una montagna vedi davvero lontano, vedi bene come è fatto il mondo attorno a te. Finché sei giù in basso vedi solo quel poco che hai davanti, dall’alto invece il tuo sguardo arriva lontano, superi distanze di decine e decine di chilometri con uno sguardo solo… vedi in lontananza le cime delle altre montagne, e questo spettacolo te lo sei conquistato con la tua fatica, ce l’hai fatta da solo, e questo vuol dire che sei davvero forte, determinato, non sei uno che si scoraggia alla prima salita.
A Dio le montagne piacciono per vari motivi: perché solo chi si impegna davvero riesce ad arrivare in cima, perché solo chi ha imparato a fare fatica si merita un incontro così importante. Solo chi non ha paura di salire in alto, con fatica ed impegno, riesce a vedere cose che gli altri si possono solo immaginare. Gesù prende tre discepoli, se li porta in cima a «un monte alto»

Secondo un'antichissima tradizione è il Tabor, che si drizza isolato con i suoi 558 metri di altezza sulla sottostante pianura di Esdrelon, a 32 chilometri da Nazaret. 
In questa sua maestosità appariva agli occhi di Davide che, in un suo Salmo, lo metteva alla pari della vetta eccelsa dell'Hermon, chiamando l'uno e l'altra a rendere testimonianza della gloria di Dio: «Il Tabor e l'Hermon cantano il nome del Signore» Sal 88,13. 
Sì, abbiamo bisogno di un monte. Forse perché sul monte si posa il primo raggio di sole e vi indugia l'ultimo, perché il giorno vi è più lungo e la notte più corta. 
Il monte è il luogo della luce. Gesù si trasfigura, cioè non diventa luminoso, ma è luce, luce pura, luce assoluta. Luce meravigliosa, che riempie i cuori e fa desiderare di potersela godere per sempre: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Di solito ci si sofferma sul grande mistero di luce che avvolge Gesù. Ma c'è un altro aspetto, ancor più misterioso e affascinante: anche i discepoli sono in qualche modo "trasfigurati" di riflesso, facendo scomparire per un attimo le ansie e i dubbi della fragilità umana, per immergersi nel divino. È l'occasione per guardare in alto e intravedere la luce. Buon per noi, a volte, se gli eventi del mondo ci costringono ad andare alla ricerca di un senso più profondo della nostra storia. Siamo chiamati anche noi alla trasfigurazione della nostra realtà, che ci permetta un anticipo affascinante dell'oltre, dell'assoluto, del Tutto. Il Tabor ci dice che la nostra vicenda umana non è destinata al buio, ma s'illumina, diventa carica di senso. 
Si trasfigura in questa luce il volto dell'uomo, la sua ricerca, la sua fatica, il suo dolore. 
In questa luce comprendiamo lo sguardo del bambino, le mani del vecchio, le piaghe del malato e il respiro del morente; capiamo che cosa è veramente il tempo, l'amore, il ridere, il piangere. Possiamo intravedere, sul volto di ogni uomo, il volto trasfigurato di Dio. Perché quello che noi vediamo con gli occhi non è tutto. «L'essenziale è invisibile agli occhi», diceva il Piccolo Principe. Dentro il nostro stesso cuore, c'è il battito stesso del cuore di Dio che ci assicura che il nostro futuro non finirà. Salire sul monte significa vedere che non è tutto deserto e che la croce non è l'ultima parola, ma c'è un mistero di luce e di bellezza che è già nostro e che un giorno ci verrà dato completamente e per sempre.
C’è anche una voce che esce dalla nuvola - immagine ebraica per non nominare mai Dio - che invita i discepoli ad ascoltare le parole di Gesù Cristo: «È il mio Figlio, ascoltate Lui» come dire, la luce non la vedrete più con gli occhi ma se sarete capaci di ascoltare bene cosa dice Gesù, la luce brillerà dentro di voi e sarete illuminati da dentro l’anima.
Anche la mia meta è la trasfigurazione, con il punto di partenza e quello di arrivo indicati dalle parole pronunciate lassù. Così inizia la trasfigurazione: chi lo ascolta diventa come Lui. Ascoltarlo significa essere trasformati. La Parola chiama, fa esistere, guarisce, cambia il cuore, rafforza, fa fiorire la vita, la rende bella. È bello essere uomini. È bello essere di Cristo, che è "luce da luce", come ripetiamo nel Credo, perché anch'io, se Cristo è in me, sono, in qualche misura, luce da luce. E beati coloro che hanno il coraggio di essere luminosi, nello sguardo, nel giudizio, nel sorriso. Davvero «è bello per noi stare qui», accanto a loro.
E la voce di Dio Padre che dal cielo si fa sentire, annuncia in modo ancor più chiaro chi è questo Gesù, e che fidandosi di lui e della sua parola nulla è perduto!
A questi tre discepoli è fatto dono di vedere il punto più in alto del loro cammino, e sono chiamati a fidarsi. Il loro compito è quello di non dimenticare e di far si che anche tutti quelli che verranno dopo, non si sentano travolti dalle acque della paura e della morte.
Ci sono vicende che sembrano portarci via tutto, lasciandoci senza niente su cui stare sicuri.
L’esperienza dei discepoli ci viene proposta come luce di speranza: non siamo destinati al nulla o alla sofferenza. Anzi, proprio di fronte alle acque agitate della vita, possiamo salire anche noi il Monte Tabor e trovare una salvezza più in alto. E in questo salire non siamo mai soli. Se qualcuno forse un giorno con la sua testimonianza di fede ci ha fatto salire in alto, anche noi siamo chiamati a “tirare su” anche altri, che rischiano di rimanere travolti.
Essere cristiani non è semplice e non è facile. Spesso preferiamo la nostra vita senza pensieri, comoda e rilassata, facendo solo quello che ci viene facile. Salire una montagna invece è faticoso… come è faticoso vivere il Vangelo, come è faticoso saper mettere in pratica le parole di Cristo Signore. Se ci proviamo, se sappiamo affrontare le salite vere e proprie della nostra vita, poco alla volta vediamo attorno a noi un panorama stupendo…. un panorama che ti resta nell’anima, scolpito dentro. Se sali, vedrai cose meravigliose, se ascolti e ti impegni a mettere in pratica quello che dice il Signore vedrai cose meravigliose… dipende da te!

Stampa