Preghiera e Liturgia

Santa Pasqua 2022

Pasqua2022MinistrantiE risorge ogni anno, ogni giorno, ogni momento,
nel canto dei suoi templi, 
nel sacrificio degli altari...

Alleluia! È questo il grido pasquale che risuona oggi.
Ogni uomo e ogni donna di ogni tempo e di ogni luogo
sia raggiunto da questa notizia di gioia, la notizia della Pasqua:
Cristo è davvero risorto!.
La destra del Signore si è alzata,
la destra del Signore ha fatto meraviglie…
questo è il giorno di Cristo Signore!
Cristo è davvero risorto!
Surrexit Dominus vere, Alleluia!

La Resurrezione del Signore Gesù avviene senza testimoni, nel cuore della notte o ai primi chiarori dell’alba quando gli unici possibili testimoni, i soldati messi a custodia del sepolcro, erano pressi dal sonno. La Risurrezione di Cristo si compie unicamente alla presenza del Padre che l’attende vittorioso e dello Spirito Santo che riempie di luce la rugiada di quel mattino, che annuncia all’umanità la Redenzione della colpa e dalla morte per la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, risuscitato dai morti. Gesù che aveva patito in pubblico vuole essere glorificato nella solitudine dell’Assoluto e alla presenza della vergine natura che gli fece corona, stupita e gioiosa che al sorgere del sole quotidiano faceva precedere il sorgere del Sole di giustizia. Secondo il nostro piccolo sentire umano noi avremmo voluto che Gesù fosse risorto al cospetto di tutti i suoi nemici: li aveva pur sfidati! Avrebbe dovuto mostrarsi all’iniquo Sinedrio che l’aveva condannato a morte, comparire nella piazza davanti al Pretorio che tre giorni prima aveva echeggiato «il crucifige». Avrebbe dovuto… e perché no?
Noi siamo impastati di retorica e di spettacolo. Ripetere l’ingresso in Gerusalemme con il corteo delle legioni degli Angeli e fra il delirio della folla che avrebbe fatto giustizia sommaria dei suoi capi. Invece, nulla di tutto questo. La luce della Risurrezione è riservata alla Fede e la Fede è offerta anche ai persecutori e ai carnefici perché si convertano al Sole di giustizia, Salvatore del mondo. Così se la Risurrezione non ebbe a testimonio alcun uomo, Cristo Risorto nei 40 giorni della sua gloriosa permanenza sulla terra ebbe testimoni preordinati da Dio.
 
Dobbiamo a San Matteo il cenno più prossimo dell’evento incomparabile: esso riguarda la rimozione della pietra che ostruiva l’ingresso al sepolcro: protagoniste Maria Maddalena e l’altra Maria - che è detta da San Marco Maria madre di Giacomo:  «Ed ecco vi fu un gran terremoto perché un Angelo del Signore scese dal cielo e, avvicinatosi, rovesciò la pietra e vi si sedette. Aveva aspetto di folgore e vesti bianche come la neve e prese a dire alle donne: … non temete io so che cercate Gesù che è stato crocifisso».
L’angelo questo lo sapeva perché le aveva viste, la sera innanzi, tutte intente alla amorosa cura della sepoltura, perché ne aveva presentito l’arrivo in quell’alba dal fruscio dei passi lievi e veloci. L’angelo lo videro anche le guardie che si erano svegliate sospettose ai passi delle donne e sentivano ora le incredibili, e per loro spaventose parole: «Non è qui: è Risorto come aveva detto, venite a vedere». Non occorre dirlo che le donne non si fecero ripetere l’invito per constatare nel sepolcro vuoto e ancor profumato delle loro amorose cure, che la morte aveva lasciato la sua preda. I primi testimoni sono quindi le Pie Donne. Le donne sono le prime nella fede, perché sono le prime nell’amore: perciò sono le prime a partecipare dell’infinita gioia del ritrovato Bene. Sono le prime a uscire nell’alba ancora umida per finire le amorose cure sul corpo esanime ed ecco che ricevono dagli Angeli biancovestiti l’annunzio incredibile e strepitoso: incredibile perché troppo lieto, troppo vero per la certezza che esse celavano in cuore che il dolce Maestro non poteva restare preda della morte iniqua. Erano queste fortunate, - ci dice Luca, Maria Maddalena, Giovanna, Maria di Giacomo e le altre… e il mattino di Pasqua, le primizie del Cristo Risorto sono tutte per queste donne. Ed ecco che mentre un gruppo di esse, facevano ritorno, portato dall’impeto della gioia «con timore e gran gaudio» osserva Matteo vedono venire loro incontro Gesù che porge loro il primo saluto della Risurrezione: «Vi saluto». Per gli Apostoli il dolore della morte del Maestro aveva avuto invece un effetto paralizzante e all’annuncio delle donne, reduci dall’avventura del sepolcro vuoto e dell’annunzio angelico, le trattano da fantastiche e allucinate. Fortunatissima, fra le fortunate, la Maddalena. Aveva lasciato partire le altre e ancor tutta fremente dal dolore, se ne stava accanto al monumento piangendo per la perdita dell’amato bene. E mentre tornava a chinarsi, ecco che vede due Angeli biancovestiti che le chiedono il perché di quelle lacrime. Ed essa, fra i singulti dice: «Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Ma nel dir questo, si voltò e vide ritto in piedi Gesù, senza però riconoscerlo: e come poteva riconoscerlo vivo se lo piangeva ancora morto? E Gesù le domanda: «Donna perché piangi? Chi cerchi?». Ella, tanto sconvolta dalla pena, credendolo l’ortolano, gli dice: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai messo e io lo andrò a prendere». E Gesù a lei: «Maria!». Fu la prima parola che il Risorto rivolse a creatura umana - il nome della peccatrice che era anche il nome della Madre sua. Quella voce, quel timbro, quel nome la scossero nella gioia dalla notte del dolore, come una volta l’avevano scossa in pianto dalla notte del peccato e proruppe anch’essa, con un grido, «Maestro mio!» che riempì l’orto circostante e fu la prima parola che creatura umana rivolse al Risorto.

Il pomeriggio di Pasqua fu invece per gli Apostoli, per fondarli nella fede, come il mattino era stato alle donne il premio dell’amore. Una corsa al sepolcro in quel mattino l’avevano fatta anche Pietro e Giovanni, avevano potuto constatare che il sepolcro era vuoto, ma nulla più per essi, niente Angeli e di Lui nessun indizio; se ne tornarono perciò a casa con gli altri al Cenacolo, dove si tenevano sprangati per paura dei Giudei. Il loro dubbio era soprattutto l’effetto della catastrofe troppo improvvisa e spaventosa e veniva stranamente alimentato proprio dall’amore intatto che tuttavia portavano al Maestro. Ormai padrone delle forze della natura Gesù entra a porte chiuse nel rifugio della loro costernazione e avanzando fra quegli sguardi incerti tra lo spavento e la gioia, li saluta: «La pace sia con voi» e dopo aver mostrato le mani e il costato coi segni delle trafitture, rinnova la scelta di essi ad Apostoli per la salvezza del mondo, conferendo loro la potestà del Sacramento della pace del perdono, alitando su di loro il soffio della sua nuova sua vita dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi li riterrete, saranno ritenuti». Dopo gli Apostoli, i discepoli; Gesù sull’imbrunire apparve a Cleofa e all’amico che si recavano al Castello di Emmaus, per togliersi dal frastuono della città e nascondere il dolore e attendere lo sviluppo degli avvenimenti. È questa la manifestazione pasquale più completa. Gesù, in figura di pellegrino, si accompagna con loro e confutando i loro dubbi, senza risparmio di rimproveri: «O stolti e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto»: questo manifesta loro quel senso autentico delle Scritture che i loro occhi si ostinavano a non vedere. E i loro occhi non si aprirono e riconobbero Gesù solo quando Egli benedì e diede loro il pane. Ma, mentre volevano trattenerlo ancora per gustarne la presenza visibile, Egli era già sparito ai loro sguardi, che erano rimasti così ostinatamente ciechi - pur nell’ardore del desiderio - durante l’intero viaggio, mentre Egli esponeva loro la luce che si sprigionava dal testo dei Profeti.

Quel giorno incomparabile della prima Pasqua Gesù compare e scompare per fondare ed esercitare nei testimoni ufficiali la certezza della Risurrezione. È Risorto: Colui che si era lasciato prendere e uccidere, eccolo lieve e possente, senza piegare gli steli e le corolle del giardino ancora umidi di rugiada in attesa del sole, senza inciampare nell’armatura inutile dei soldati che dovevano custodirlo. E risorge ogni anno, ogni giorno, ogni momento, nel canto dei suoi templi, nel sacrificio degli altari, nella testimonianza dei suoi Santi e dei suoi dottori, nel profumo dei vergini e nella gioia degli umili: perché Cristo è Risorto e il Regno dei Cieli è sempre più vicino.
 
Annuncialo, fratello e sorella, quando fra poco uscirai da questa chiesa. Lo annuncino le campane di Pasqua di ogni chiesa in tutto il mondo, i canti della liturgia, la preghiera di gioia. Questo titolo appaia sulle prime pagine dei giornali, lo annuncino le televisioni e le radio nei loro notiziari. Le agenzie di stampa battano in tempo reale la fantastica notizia, il mondo di internet e dei computer faccia rimbalzare questa notizia in tutti i cinque continenti della terra. Questa notizia arrivi al cuore di ogni uomo di buona volontà: «Cristo è davvero risorto!».
 
Sia lodato Gesù Cristo.


Colloquio Spirituale.
«Signore Gesù, Gesù pio, Gesù buono, che ti degnasti di morire pei nostri peccati e risorgesti per la nostra giustificazione, ti prego, per la tua gloriosa risurrezione, risuscitami dal sepolcro dei miei vizi e peccati, affinché io meriti di partecipare veramente alla tua risurrezione. Dolcissimo Signore, che ascendesti in Cielo con trionfo nella tua gloria e siedi alla destra del Padre, re potentissimo, trai me in alto, fino a Te, affinché io corra all’odore dei tuoi unguenti, affinché io corra e non venga meno, mentre Tu mi trai e mi conduci. Attrai la bocca dell’anima mia assetata presso il supremo fonte dell’eterna sazietà; dal fondo trai me al fonte vivo, affinché ivi, secondo la mia capacità, beva di che sempre io viva, o mio Dio, vita mia.
«Assuma, o Signore, assuma, te ne prego, il mio spirito penne come d’aquila, e voli, e non venga meno; voli, e giunga fino allo splendore della tua gloria, affinché ivi sia pasciuto dei tuoi segreti alla mensa dei celesti cittadini, nel luogo della tua Pasqua, presso abbondantissimo fonte; riposi in te, o Signore, il mio cuore; cuore simile a grande mare, agitato da tumidi flutti.
«Preziosissimo, desideratissimo, amabilissimo Signore, quando ti vedrò? Quando comparirò davanti alla tua faccia? Quando sarò saziato dalla tua bellezza? Quando mi condurrai fuori di questo carcere tenebroso, affinché io confessi il tuo nome, senza più essere confuso? Che farò io misero, oppresso dal peso delle catene della mia mortalità? Che farò?... Finché siamo nel corpo peregriniamo verso il Signore. Non abbiamo qui stabile dimora, ma cerchiamo la città futura, poiché la nostra patria è nei Cieli.
«Dammi grazia, o Signore, che mentre porto con me queste fragili membra, io aderisca a te, giacché chi aderisce al Signore, è un solo spirito con lui»
S. Agostino.

Padre Gabriele di S.Maria Maddalena O.C.M. - 1893 – 1953.
Intimità Divina, Roma 1962.

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