Preghiera e Liturgia

Fu concepito di Spirito Santo

                               «Perchè Dio si è fatto uomo?».
«Il Verbo si è fatto carne per salvarci».

In questo articolo del «Credo» l’attenzione si concentra anzitutto sull’evento dell’incarnazione, che, è il momento centrale dell’opera divina della creazione e della redenzione e costituisce nel medesimo tempo l’inizio del cristianesimo, perché non vi è dubbio che esso incominci con l’unione della natura divina con la natura umana nella Persona del Verbo. Anche la Chiesa è già presente con la fede ardente e umile della Vergine Maria. Come Dio possa essere vero uomo, pur restando vero Dio, è l’interrogativo che si sono posti i pensatori cristiani dei primi secoli e, pur fra dispute appassionate ed errori fermamente combattuti, la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, nei primi sei Concili ha fissato in formule semplici, ma in un certo senso immortali, la sua fede cristologica.

A questi Concili fanno riferimento non solo la Chiesa Cattolica, ma anche quella ortodossa e le comunità protestanti nate dalla Riforma. Secondo la professione di fede cattolica, Gesù Cristo è vero uomo e vero Dio. In Lui vi è una sola Persona e due Nature, una umana, con un corpo e un’anima, e una divina, la natura Divina del Verbo. Il Verbo opera dunque attraverso due nature. La Chiesa ha condannato la posizione di chi sosteneva che in Gesù Cristo ci fossero due persone, come Nestorio, o una sola natura, come l’eresia monofisita. L’unica Persona divina operava sia con la natura umana che aveva assunto sia con la natura divina che le era propria. Gesù Cristo ha avuto fin dal momento dell’incarnazione la consapevolezza di essere Dio. Maria Santissima, che ha concepito verginalmente il Figlio per opera dello Spirito Santo, è chiamata «Madre di Dio» perché colui che è suo figlio secondo la carne è il Figlio eterno del Padre e la seconda persona della Santissima Trinità.
Ella è preservata fin dal primo istante del suo concepimento da ogni macchia di peccato originale: ecco il dogma della Madonna Immacolata. Non solo Maria ha concepito verginalmente il Figlio, ma ha conservato la sua integrità verginale anche durante il parto e per tutta la vita. Per questo la Chiesa la chiama «sempre vergine». Oltre all’incarnazione e al mistero pasquale, il cristiano deve mettere al centro della sua meditazione tutti i misteri della vita di Gesù che si trovano nei Vangeli: i misteri dell’infanzia e della vita nascosta e quelli della vita pubblica. Infatti tutta la vita di Cristo è un mistero di Rivelazione, di Redenzione e di elevazione in cui si trovano «nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» Col 2,3.

Perchè il Verbo si è fatto carne?
«Cur Deus Homo?» Perché Dio si è fatto uomo? Era l’interrogativo che si ponevano i grandi teologi del Medioevo, nel tentativo di penetrare, con la ragione illuminata dalla fede, nelle profondità del mistero cristiano. Il cristianesimo, infatti, trae origine dall’evento dell’incarnazione, cioè dal fatto che il Figlio eterno di Dio abbia assunto una natura umana. «La fede nella reale incarnazione del Figlio di Dio è il segno distintivo della fede cristiana» CCC 463. È questa la testimonianza centrale di tutto il Nuovo Testamento: «Da questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio» 1Gv 4,2. È anche la gioiosa convinzione della Chiesa fin dal suo inizio «Egli si manifestò nella carne» 1Tm 3,16. La ragione ultima dell’incarnazione è indicata con parole semplici ma di straordinaria profondità nel Credo niceno-costantinopolitano: «Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo». Si tratta dunque di comprendere la portata di questa affermazione che ci sfugge in tutta la sua ricchezza.
L’incarnazione, infatti, è il punto focale di tutta l’opera della creazione e della redenzione. «Prima della creazione del mondo - afferma San Paolo - siamo stati scelti in Cristo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità» Ef 1,4. Il Verbo incarnato è il centro focale del mirabile progetto di salvezza di Dio. Comprendere, per quanto è possibile, le motivazioni ultime dell’incarnazione significa entrare nelle profondità dei misteri dell’Amore del Padre.
La prima è più immediata motivazione su cui si sofferma il Nuovo Testamento è che il Verbo si è fatto carne per salvarci. Il peccato è il più grande male che affligge l’uomo, perché lo separa dal suo Creatore, che è la fonte della sua vita e della sua felicità. Per riscattare il genere umano dalla schiavitù delle tenebre in cui era precipitato, il Padre «ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» 1Gv 4,10. «Egli è apparso per togliere i peccati» 1Gv 3,5. In questa prospettiva, incarnazione e passione fanno parte dell’unico mistero di redenzione. Cristo si è fatto uomo e ha patito a causa dei nostri peccati per liberarci da essi.
«La nostra natura malata richiedeva di essere guarita; decaduta, di essere risollevata; morta, di essere risuscitata. Avevamo perduto il possesso del bene; era necessario che ci fosse restituito. Immersi nelle tenebre, occorreva che ci fosse portata la luce. Perduti, attendevamo un Salvatore; prigionieri, un soccorritore; schiavi, un liberatore» San Gregorio di Nissa. È quindi la condizione umana di schiavitù e di morte, in conseguenza del peccato originale e del dominio del maligno, che ha mosso Dio a venire in soccorso dell’uomo, divenendo partecipe della sua stessa vita. Mediante l’incarnazione e la condivisione della nostra esistenza fino alla morte in croce, Dio ci ha dato la più grande motivazione possibile del suo amore.
È nel Verbo incarnato e crocifisso che gli uomini possono avere la certezza provata dell’infinito amore del Creatore: «In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo perché noi avessimo la vita per mezzo di lui» 1Gv 4,9. E ancora: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» Gv 3,16. I maestri della vita spirituale sottolineano il fatto che il Verbo si è fatto carne per insegnarci a vivere secondo Dio e per divenire il nostro modello di santità. È lo stesso Gesù che propone se stesso come modello di vita che è gradito al Padre: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» Gv 14,6. E ancora: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» Gv 15,12; «Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me» Mt 11,29. Facendosi uomo, Dio ci ha insegnato a interpretare la vita e a viverla secondo i suoi disegni. Il Verbo incarnato è lo stampo di ogni santità. Ognuno è chiamato a imitarne qualche aspetto, perché la sua vita si realizzi per l’eternità. Il Verbo si è fatto carne non solo per sanare la natura umana ferita dal peccato, ma più ancora per elevarci «alla partecipazione della natura Divina» 2 Pt 1,4. Questa motivazione ultima, che svela la grandiosità del piano divino, ha fatto pensare ad alcuni che, anche se non ci fosse stato il peccato da redimere, ci sarebbe stato ugualmente l’evento dell’incarnazione. «Infatti, il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio», afferma S. Ireneo di Lione. Gli fa eco il grande San Tommaso d’Aquino: «L’unigenito Figlio di Dio, volendo che noi fossimo partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura, affinché, fatto uomo, facesse gli uomini dei». Tuttavia, al di là di queste motivazioni, su ognuna delle quali non bisognerebbe mai stancarsi di meditare, vi è quella di un amore senza confini che nessun uomo potrebbe mai concepire.

Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo.
La fede nell’incarnazione significa che il Figlio di Dio, eternamente generato dal Padre, si è fatto veramente uomo rimanendo veramente Dio. Egli è vero Dio e vero uomo. Ci troviamo di fronte a un mistero abissale, ma tuttavia la Chiesa, specialmente nel corso dei primi secoli, nei confronti delle eresie si è impegnata a esprimere la fede in formule di straordinaria profondità e precisione. Le prime eresie, più che la divinità di Gesù Cristo, hanno negato la sua vera umanità, per cui già nei testi del Nuovo Testamento, la fede cristiana ha insistito sulla vera incarnazione del Figlio di Dio «Venuto nella verità della carne» 1Gv 4,2. Tuttavia già nel III secolo si incomincia a negare la divinità di Gesù Cristo, affermando che egli è Figlio di Dio per adozione e non per natura, come afferma Paolo di Samosata. Successivamente Ario affermò che «il Figlio di Dio veniva dal nulla» e che era «di un’altra sostanza o di un’altra essenza rispetto al Padre». La Chiesa, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea nell’anno 325, professò nel suo Credo che il figlio di Dio è «generato, non creato, della stessa sostanza del Padre». Il termine usato dalla lingua greca è «homousios to Patri». L’eresia di Nestorio ebbe un seguito ampio e durevole e contro di essa la Chiesa convocò il Concilio di Efeso nell’anno 431. I Nestoriani vedevano in Gesù Cristo una persona umana congiunta alla persona divina del Figlio di Dio, come se in Gesù Cristo ci fossero due soggetti. La Chiesa affermò che l’umanità di Cristo non ha altro soggetto che la persona divina del Figlio di Dio, che l’ha assunta e fatta sua nel momento del concepimento. Per questo motivo Maria, concependo il Figlio di Dio nel suo seno, è divenuta in tutta verità «Madre di Dio» cioè «Theotokos». Si dice che in lei il Verbo è nato secondo la carne.
La Chiesa ha convocato poi il Concilio di Calcedonia nell’anno 451, che così ha espresso in modo sintetico ma completo la fede comune: «Secondo i Santi Padri, all’unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore Nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, composto di anima razionale e di corpo, consustanziale al Padre per la divinità e consustanziale a noi per l’umanità, simile in tutto a noi fuorché nel peccato; generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi, per noi uomini e per la nostra salvezza, nato da Maria Vergine e Madre di Dio, secondo l’umanità. Un solo e medesimo Cristo, Signore, Figlio unigenito, che noi dobbiamo riconoscere in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione». Dopo la lunga stagione dei Concili, la Chiesa aveva dunque precisato la sua fede cristologica: in Gesù Cristo vi è un solo soggetto, la persona divina, e due Nature, una umana e una divina. «La Chiesa così confessa che Gesù è inscindibilmente vero Dio e vero uomo. Egli è veramente il Figlio di Dio che si è fatto uomo, nostro fratello, senza con ciò cessare di essere Dio, nostro Signore» CCC 468-469.
Nella misteriosa unione dell’incarnazione «la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata» GS 22. La persona divina del Figlio di Dio ha assunto quindi «la piena realtà dell’anima umana, con le sue operazioni di intelligenza e di volontà, e del corpo umano di Cristo. Il Figlio di Dio quindi, comunica alla sua umanità il suo modo personale di esistere nella Trinità. Pertanto nella sua anima come nel suo corpo Cristo esprime umanamente i comportamenti divini della Trinità» CCC 470. Per questo, rispondendo all’apostolo Filippo, che gli chiedeva di mostrare il Padre, Gesù risponde: «Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre» Gv 14,9.
Nel suo essere uomo Gesù Cristo esprime la sua generazione eterna di Figlio della stessa sostanza del Padre. La sua natura umana, dotata di anima e di corpo, appartiene alla persona divina del Figlio di Dio che l’ha Assunta. «Il Figlio di Dio ha lavorato con mani di uomo, ha pensato con mente di uomo, agito con volontà di uomo, ha amato con cuore di uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» GS 22. Gesù Cristo, dunque, oltre alla conoscenza divina ha anche una conoscenza umana. «In quanto tale, essa non poteva di per sé essere illimitata: era esercitata nelle condizioni storiche della sua esistenza nello spazio e nel tempo. Per questo il Figlio di Dio, facendosi uomo, accetta di “crescere in sapienza, età e grazia” Lc 2,52 e anche di doversi informare intorno a ciò che nella condizione umana non si può apprendere che attraverso l’esperienza CCC 472. Tuttavia questa conoscenza umana di Gesù Cristo andava ben oltre le possibilità della nostra natura ed «esprimeva la vita divina della sua persona» CCC 473. È con la sua intelligenza umana che Gesù Cristo ha una conoscenza «intima e immediata del Padre suo» CCC 473, come appare chiaro dalle sue stesse parole: «Tutto mi è stato dato dal Padre mio: nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» Mt 11,27. Qui non vi sono limiti alla conoscenza umana di Gesù per quanto riguarda i misteri di Dio. Infatti come non poteva conoscerli nella loro profondità colui che doveva rivelarli? «Dio nessuno l’ha mai visto. Proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato» Gv 1,18. Il Verbo incarnato, dovendo come uomo rivelare il Padre, era necessario che lo conoscesse con una scienza piena e perfetta: «Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio”, e non lo conoscete.
Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua Parola» Gv 8,54- 55. Questo mistero trova un’espressione di particolare intensità durante l’agonia del Getsemani, quando Gesù così prega: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» Lc 22,42. La straordinaria ricchezza dei testi biblici sul mistero umano e divino di Gesù Cristo, così come la riflessione piena di fede della Chiesa, che di volta in volta ha confutato le eresie, devono far pensare coloro che oggi, con troppa disinvoltura, ripetono gli errori del passato, rischiando di compromettere i fondamenti stessi della fede cristiana.

La maternità di Maria per opera dello Spirito Santo.
Per quale via il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è entrato nel mondo? La risposta a questa domanda mette in luce l’opera dello Spirito Santo, «che è Signore è dà la vita» e, nello stesso tempo, la missione eccelsa della Vergine Maria, predestinata a essere la Madre del Redentore. «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» Gal 4,4. Il mistero dell’incarnazione, che è l’evento centrale dell’opera divina della creazione e della redenzione, si è realizzato nel grembo di una vergine di Israele, ebrea di Nazareth in Galilea, «promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La Vergine si chiamava Maria» Lc 1,27. Dio ha scelto una donna, una vergine, per divenire uomo. Maria è chiamata a dare il suo libero assenso alla maternità. La risposta divina al suo interrogativo: «Come è possibile? Non conosco uomo» viene data evocando la potenza dello Spirito Santo: scenderà su di te» Lc 1,35. Il Verbo si è fatto carne non per volere di carne, né per volere di uomo, ma per la fede di Maria e l’azione dello Spirito Santo. «La missione dello Spirito Santo è sempre congiunta a quella del Figlio.
Lo Spirito Santo… è mandato a santificare il grembo della Vergine Maria e a fecondarla divinamente, facendo sì che ella concepisca il Figlio eterno del Padre in una umanità tratta dalla sua» CCC 485. Il concepimento di Maria per l’azione dello Spirito Santo è una verità di fede che è intimamente congiunta al mistero dell’incarnazione. Tale mirabile concepimento rappresenta un evento unico nella storia della salvezza ed è un segno che colui che è stato concepito non è un semplice uomo, ma il Figlio di Dio che si è fatto uomo. Inoltre, nascendo dalla Vergine Maria, per opera dello Spirito Santo e senza concorso di uomo, il Figlio di Dio trae la sua umanità unicamente da quella di Maria. È così posto fin dall’inizio un intimo ed esclusivo legame tra la Madre e il Figlio, che si espleterà nel compimento dell’opera divina della redenzione qui sulla terra e fino alla consumazione dei secoli. Gesù è l’unico figlio di Maria. Ma la maternità spirituale di Maria si estende a tutti gli uomini che egli è venuto a salvare: «Ella ha dato alla luce un Figlio che Dio ha fatto il primogenito di una moltitudine di fratelli» Rm 8,29.
L’azione dello Spirito Santo nel momento dell’incarnazione non si limita a fecondare divinamente il grembo della Vergine Maria, ma opera quello unzione per la quale il Verbo incarnato è «Cristo», cioè è unto dallo Spirito Santo fin dall’inizio della sua esistenza umana. La manifestazione di questa unzione originaria avverrà progressivamente nella vita di Gesù, la quale è tutta intera un’epifania dello Spirito, che lo ha consacrato fin dal momento del concepimento. In forza di questa unzione la santa umanità di Cristo è divenuta quella pienezza dalla quale «noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia Gv 1,16.

Sia lodato Gesù Cristo.

ATTO DI FEDE.
Mio Dio,
perché sei verità infallibile,
credo fermamente tutto quello che tu hai rivelato
e la santa Chiesa ci propone a credere.
Ed espressamente credo in te,
unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte,
Padre, Figlio e Spirito Santo.
E credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio,
incarnato e morto per noi,
il quale darà a ciascuno, secondo i meriti,
il premio o la pena eterna.
Conforme a questa fede voglio sempre vivere.
Signore, accresci la mia fede.

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