Preghiera e Liturgia

Anime del Purgatorio 2021

AnimePurgatorio«Signore, non ho proprio nessuno...
Ricordati di me, tu mi puoi aiutare!».


Ora che la campagna è spoglia, che i cieli si fanno grigi, per le nebbie che le foglie cadono, la Santa Chiesa con un fine intuito educativo ci richiama al pensiero della morte, al pensiero dei nostri cari morti. La nostra vita sulla terra è rapida come una stagione, poi vengono le nebbie della vecchiezza, il vento autunnale e triste della fine e ci spoglia d'ogni terrestre illusione. «Debemur morti nos nostraque»; e noi e le nostre cose siamo destinati a morire. Quanti tra quelli stessi che conoscemmo ed amammo già sono morti. Compagni di scuola, compagni d'allegria, compagni d'armi, compagni di lavoro, sono già stati innanzi tempo presi dalla morte e condotti nell'eternità. Nella nostra stessa casa forse c'è più d'un vuoto: care persone sparite da anni , o solo da mesi, comunque sparite dalla nostra vista.
Oggi si aprono i cancelli e noi pellegriniamo in folla su quella terra che nasconde la loro salma. Portiamo fiori e lumi, ed è questo un atto molto gentile. Ma quei fiori e quei lumi sono uno sterile simbolo se non vi aggiungiamo preghiere, elemosine, suffragi d'opera buone.


Noi sappiamo, cristiani, che se alcuno muore in grazia di Dio, ma con qualche peccato veniale non perdonato, o con qualche debito di pena temporanea non ancora scontato, non può entrare direttamente in paradiso, ma è ritenuto in purgatorio finché abbia pienamente soddisfatto alla divina giustizia. Non solo, ma noi sappiamo anche un'altra verità che è molto consolante. Siccome noi, vivi o morti, formiamo tutti ancora nella Santa Chiesa una famiglia sola, possiamo noi che camminiamo sulla terra placare Dio anche per loro che più non sono qui.

È vero che i nostri cari nel Purgatorio non mancano di profonde dolcissime consolazioni, tra cui la più grande è quella di essere certi che Dio li ama, e che andranno alla fine della loro purificazione a goderlo per sempre; ma è pur vero che fin tanto che dura la loro purificazione le anime soffrono gravissime pene. Soffrono i nostri cari morti! E noi possiamo e dobbiamo aiutarli.

I morti soffrono.
Nel carcere del Purgatorio c'è qualche nostro fratello, un amico, forse il babbo, forse la mamma nostra che soffre; e noi non ci ricordiamo mai di loro che sono morti. Noi ci divertiamo, bevendo e mangiando, mentre essi soffrono tormenti più struggenti della fame e della sete. Ricordiamoli i morti perché soffrono. Che cosa soffrono?
Soffrono misteriose pene, più o meno gravi, ma che sono sempre cagione d'acuto dolore. Ma la sofferenza più affliggente è il ritardo che li disgiunge da Dio. Qui sulla terra l'anima che si allontana da Dio, immersa com'è nei sensi, può non penare, può cercare conforto nelle creature. Ma nell'eternità non sarà più così: non solo l'uomo non potrà cercare un surrogato alle creature, ma si accenderà nella sua anima un bisogno, anzi una fame di felicità divina, di congiungimento nella visione col suo Signore. Pensate allora la dolorosa aspirazione nelle anime purganti: sentirsi fatte per Dio, sentirsi ormai giunte al sicuro porto, e vedersi rattenute dall'entrata in patria, impedite del l'abbraccio divino!
È la penosa speranza dell'ammalato a cui il medico assicuro' la guarigione, ma che intanto deve stare immobile per mesi nel letto.
È la tensione acerba dell'assetto che quando crede d'essere giunto alla fonte d'acqua viva, s'accorge ch'essa gli scorre ancora molto lontana.
È l'attesa struggente del prigioniero di guerra, che giunto il giorno di rimpatriare e d'abbracciare la vecchia madre, la sposa e i figliuolini, si vede messo in quarantena per una certa sua infezione.
«Miseri noi: credevamo di essere giunti al termine, ed ecco il cammino ci si allunga davanti...».
Così sospirano con pacato dolore le anime sante del Purgatorio.

Noi li possiamo aiutare.
Uno degli episodi più pietosi delle Sacre Scritture è quello del paralitico sotto i portici della piscina probatica.
V'era a Gerusalemme una vasca con cinque portici in giro: ed ogni anno quell'acqua scossa da un Angelo, acquistava una virtù miracolosa, che qualunque malato per primo vi si fosse immerso ne sarebbe riuscito sanato perfettamente. Ed erano già 38 anni che un povero paralitico era la' ad aspettare la guarigione . Smorto per tanto soffrire, le carni incadaverite, le vesti luride, invocava con gemiti e con lacrime la pietà della gente. A guarirlo, non si richiedevano medici specialisti che venissero da lontano, non si richiedeva danaro, non medicina preziosa e rara. Bastava soltanto che qualcuno, appena l'Angelo commoveva l'acque, gli desse un tuffo. Eppure, dopo 38 anni ch'era la', non uno gli aveva saputo fare quel piacere. E quando Gesù passo' sotto il portico, quel poverino ruppe in singhiozzi, dicendo: «Domine, hominem non habeo!» Gv. 5,7. O Signore, non ho proprio nessuno!
Anche molte anime del Purgatorio ripetono il grido del paralitico: «Signore, non ho proprio nessuno! nessuno che si ricordi di me, nessuno che preghi, che faccia pregare...». E son anni e anni che gemono la'; e per strapparle dal fuoco non occorre enorme fatica, e neppure grosse somme di danaro: ma basta una preghiera detta col cuore, basta una Comunione fervorosa, una Santa Messa ascoltata o fatta celebrare...
Ed è un dovere d'amore ricordarsi, è un dovere di giustizia.
Chi sono quelle povere anime? Forse i nostri fratelli, le sorelle, le spose, i padri, le mamme...Oh vi ricordate di quel giorno, di quella notte in cui morirono? La', sul letto, disteso: già nei sui occhi dilatati vi era l'immagine della morte. Ardeva accanto una candela benedetta, quella dell'agonia. Egli non poteva parlare più, già la morte gli sigillava le labbra per sempre; eppure qualche cosa voleva pur dirci, che' tremava tutto: «Ricordati di me, quando sarò morto!». E noi scoppiammo in pianto, e tra i singhiozzi abbiamo giurato, in faccia alla morte, di non scordarlo più. Invece dopo qualche settimana noi ci demmo pace, e chi è morto, giace.
«Ricordati di me, tu mi puoi aiutare!». Non la sentite questa voce alla sera, quando invece di fermarci in casa a rispondere il Rosario voi uscite a chiacchierare, a giocare?
Non la sentite questa voce alla mattina presto, quando suonano le campane della Messa, dell'Ufficio, e voi poltrite nelle piume del letto?
Non la sentite questa voce che vi supplica di cambiar vita, di frequentare i Sacramenti, di lasciare quella relazione?
Non la sentite questa voce a scongiurarvi che facciate un po' di elemosina, che procuriate una Santa Messa, un Ufficio di suffragio?
Eppure dovreste sentirla: forse, quei campi che voi lavorate, quella casa che voi abitate, quel gruzzolo di danaro che avere alla banca, è il frutto del sudore dei vostri morti. Siete obbligati, per giustizia, a ricordarli!

Verrà un giorno, e per quanto sia tardi non è lontano, che noi pure porteranno a seppellire. Ma la nostra anima, nuda e sola, conviene che vada al tribunale di Cristo. Oh, se durante questa vita ci saremo ricordati dei poveri morti, allora molte anime si faranno intorno a Gesù giudice e a gran voce diranno: «Signore! Ricordati che costui mi ha alleviato il fuoco del Purgatorio con le sue preghiere, con le mortificazioni, con l'elemosina. Signore! Ricordati di quelle Messe e di quegli Uffici che m'ha fatto celebrare, ricordati delle Comunioni, delle elemosine che faceva in mio suffragio». E Gesù non saprà resistere a queste suppliche e ci dirà: «Per la misericordia che hai avuto dei poveri morti, anch'io ti faccio misericordia: vieni presto in paradiso».

Sia lodato Gesù Cristo.

 

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