Omelie

Maria e Guglielmo: "Dopo solo quattro mesi... uniti per l'eternità".

Uniti per sempre sulla terra...
uniti per sempre nel cielo.

Funerale di Maria - Aprile 2015.

È proprio vero, Signore: c’è un tempo per nascere e un tempo per morire, c’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, c’è un tempo per serbare e un tempo per buttare via, c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare, c’è un tempo per la vita e un tempo per la morte. Quanto lo stiamo sperimentando in questi giorni, quanto lo stanno sperimentando Gianluca e Matteo e tutti i parenti e gli amici di Maria, che sentono ora il vuoto di una presenza grande… e la nostra preghiera sale oggi al cielo. «Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello: il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa!». Morte e vita: che grandi realtà, Signore, quale grande mistero di amore hai preparato da sempre per i tuoi figli, che grande progetto per me, e per tutti noi… troppo alto, Signore e noi non lo comprendiamo. Eppure nel suo Libro, il saggio Quelet ci ha detto così: «Dio ha fatto bella ogni cosa, ha messo la nozione di eternità nel nostro cuore, senza però che noi possiamo capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine. Riconosco che qualunque cosa Dio fa è immutabile; non c’è nulla da aggiungere, nulla da togliere». «La vita di Maria non è tolta, ma solo trasformata».

Provate ad immaginare il piccolo Lago di Galilea: una piccola distesa di acqua quasi sempre molto tranquilla ed azzurra. Da una riva del Lago si intravede l’altra riva…se c’è aria limpida si riescono anche ad intravedere le persone che camminano sull’altra riva. Ecco, Maria è solo passata all’altra riva e da là ci guarda, ci sorride e ci saluta. Ieri sera mi chiedevo: ma che cosa ha veramente vinto nella vita di Maria? Cosa ha veramente vinto sabato in quella casa? Cosa sta vincendo in noi oggi, adesso, in questo momento forte di preghiera e di saluto? Io credo che non sta vincendo la morte, ma sta veramente vincendo la vita! L’incontro con il Dio della Vita è sempre festa senza fine, dove la gioia vince il dolore, dove la speranza ha la meglio sull’angoscia, dove la vera vita trionfa sulla morte ! Nel nostro cuore oggi c’è un velo di tristezza, una grande sofferenza per una persona a cui volevamo bene e che ora ci manca… ci sentiamo schiacciati dalla morte, ma non oppressi, tristi ma non angosciati, soli ma non abbandonati, perché crediamo che in questi giorni, per Maria si è compiuta la vera ed unica vita, l’incontro con il Signore che ora non la lascerà più e la stringerà per sempre a sé in un grande abbraccio d’amore.

Guardiamo ora solo per un istante alla vita di Maria: una vita di sofferenza iniziata già 11 anni fa, un lungo calvario in cui lei ha sempre lottato con dignità, con forza e con coraggio: all’ospedale tanti aspettavano quella settimana in cui c’era Maria…; una esplosione di vita, una grande voglia di vivere, di donare agli altri una parola di conforto e di sostegno, una vita fondata sui valori della sensibilità e della generosità, anche nello svolgere il suo lavoro e più del suo lavoro verso i giovani al Distretto Militare; il suo grande amore per la sua famiglia, per suo marito con il quale condivideva la malattia e per i suoi figli che «sono la mia forza» diceva sempre…; infine la sua fede semplice nel Dio della Vita, anche se la metteva alla prova: quante volte pregava durante una giornata… Sentiva vivo e presente il Signore Gesù. Queste parole vogliono diventare per ognuno di noi testimonianza e lezione per la vita, la nostra vita di ogni giorno, per prepararci alla Vita che non ha fine. Allora credo che, piano piano, stia prendendo forma in noi la Parola del Signore che abbiamo ascoltato poco fa. Che cos’è la morte? La morte non è quello che pensiamo noi, la morte è un’altra cosa. Noi sappiamo, crediamo che Maria non è morta, perché la morte è lontananza da Dio. Se uno è vicino a Dio, è vivo, sia che sia morto, sia che è vivo. Ed è nella beatitudine, cioè nella vera gioia.

E questo funerale allora? Non è sicuramente celebrazione della morte, perché la morte non va celebrata…mai! Anche se la morte è un momento importante e che ci fa sperimentare l’assenza dei nostri cari, ma una assenza che diventerà più acuta e viva presenza. È invece un momento di festa perché ci uniamo alla festa nella quale Maria sta entrando. Quindi non possiamo avere il volto triste, perché da oggi lei vivrà per sempre! La fede ci aiuta a credere che morire non è la fine di tutto, ma è un nuovo inizio. La vita allora e l’affetto di noi tutti non termina qui, su questa bara. Questa allora non è la bara di un defunto, ma la culla di una nuova nascita. Dopo Cristo, ogni tomba è una nascita, dove si ricomincia sempre. Un ultimo pensiero: dovremmo uscire da questa celebrazione diversi da come siamo entrati. Siamo entrati forse con pensieri di tristezza, di dolore, di morte… Dobbiamo uscire con altri pensieri, con un’altra visione, con un altro cuore soprattutto, perché chi crede non può solo soffrire, ma deve credere nella vita, essere contento e sperare sempre. E tutto questo diventa per noi spinta per andare avanti, per credere e vivere questi valori e ideali.
È questa la certezza di oggi: lei vive ora vicino a Te e vive nei nostri cuori.

E tu, carissima Maria, sussurra al nostro cuore che sei ancora viva, grida con forza che la morte è stata vinta e fa’ che sulla tenebra del nostro lutto risplenda luminosa la speranza. Tu ci lasci in pianto per un momento, perché questa nostra vita è come un soffio, grida che la fede ti ha salvato, che la sua speranza non t’ha deluso, di’ che il dolore è solo via per giungere al Signore, gioia pura. No, non sei morta sorella, vivi nel Signore che è la vita, vivi nei nostri cuori per sempre. vivi e cammina insieme con noi… Vivi con tuo marito Guglielmo, con Matteo e Gianluca e con i tuoi cari, non lasciarli mai soli, posa sul loro volto la tua dolce carezza, sii moglie, mamma e nonna dal cielo… come lo sei stata qui sulla terra.

LETTURE.
Qo 3,1-15 «C’è un tempo per conservare le cose».
Sal 23 (22) «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla».
Mc 4,35-41 «Passiamo all’altra riva».


Funerale di Guglielmo - Agosto 2015.

Solo quattro mesi fa eravamo riuniti come oggi in questa chiesa per pregare e per salutare mamma e nonna Maria…e la nostra riflessione terminava con queste parole: «Vivi con tuo marito Guglielmo e con i tuoi figli Gianluca e Matteo». E ora, eccoci qui, dopo pochi mesi, a salutare Guglielmo: non poteva restare tanto tempo senza la sua adorata Maria e l’ha voluta raggiungere nel Regno della Vita e della pace, nel Regno dei Cieli, nella Casa del Padre. E allora, eccoci qui, Signore, ancora una volta davanti a Te … e poi tanto e tanto silenzio! In momenti come questo, noi desideriamo sopratutto tacere. Il silenzio, infatti, è l’atmosfera congeniale al dolore, specialmente quello profondo, del cuore. Ma il Signore, proprio in questo momento, vuole Lui stesso parlarci, vuole squarciare il nostro silenzio e donarci ancora la vita e la speranza... forse è proprio questa la Parola che il nostro cuore desidera per vivere questo momento e accogliere il suo progetto su Maria e Guglielmo, sulle persone che loro amavano tanto e su tutti noi. Abbiamo scelto, per la celebrazione di oggi, il Vangelo delle Beatitudini: io credo che Guglielmo ha vissuto qui sulla terra lo stile profondo delle Beatitudini di Gesù. La parola «beatitudine» nel Vangelo, significa felicità e gioia: la vita per Guglielmo ha avuto anche i suoi sacrifici, ma sempre per raggiungere un meglio, non un “purtroppo» da sopportare. Tre beatitudini di Gesù mi sembra si adattino molto bene alla figura di Guglielmo:

«Beati i poveri in spirito».
Mi sembra che qui si raccontino gli ultimi cinque anni della sua vita: privato dalla malattia della sua forza, della sua ricchezza e della sua dignità di uomo, aveva bisogno di tutto, è diventato povero di spirito… ma sicuramente grande agli occhi di Dio - perché di essi è il regno dei cieli.
«Beati i miti».
Guglielmo era buono d’animo, presente nelle cose importanti della vita - perché erediteranno la terra.
«Beati i misericordiosi».
Chi ha misericordia dona amore a piene mani. Guglielmo l’ha donato in modo particolare alla sua famiglia e anche alla Chiesa - perché troveranno misericordia.

Provate ad immaginare il Lago di Galilea…era il Vangelo di quattro mesi fa: una piccola distesa di acqua quasi sempre molto tranquilla ed azzurra. Da una riva del Lago si intravede l’altra riva…se c’è aria limpida e tersa si riescono anche ad intravedere le persone che camminano sull’altra riva. Io credo che Guglielmo, nonostante la sua malattia, vedesse, con il cuore, la sua amata Maria sull’altra riva che lo salutava e gli parlava con tanto amore… Ecco, ora sono insieme sull’altra riva e da là ci guardano, ci sorridono e ci salutano. Sembra quasi di risentire una bellissima preghiera composta da Sant’Agostino, proprio in occasione della morte di una persona a lui molto e molto cara:
«La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva il significato che ha sempre avuto; è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace».
 

Quanto è vera e significativa allora l'immagine di San Paolo nella Lettera ai cristiani della città di Corinto: «Mentre il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno». Anche il corpo esteriore di Guglielmo ha sofferto in questi ultimi anni, si è consumato per la nostra fragilità davanti alla malattia. Ma proprio mentre succedeva questo, la parte più bella, più vera e più importante di lui ha acquistato nuova forza e il suo uomo interiore si è rinnovato e si rinnova di giorno in giorno.

Quali sono stati i valori fondamentali nella vita quotidiana di Guglielmo? Quali sono i frammenti di vita che si incolleranno per sempre alle pareti del cuore di chi lo ha amato e non ci abbandoneranno più? Il frammento di vita della sua persona: Guglielmo era una persona buona…e credo non servano altre parole! Un altro frammento fondamentale di vita: la sua famiglia. Quando il lavoro gli permetteva di essere a casa, era molto presente. Il suo amore per la moglie Maria e per i figli Gianluca e Matteo era talmente forte che riusciva a colmare il vuoto dei giorni in cui si trovava lontano. L’ultimo frammento di vita: Maria e Guglielmo avevano una fede semplice e genuina nel Dio della Vita. Questo è testimoniato non solo dai figli, ma anche dal Parroco di quei tempi della Chiesa di San Nazaro e Celso, don Gianni: la Messa domenicale sempre e poi il servizio come Sacrestano, iniziato con umiltà e disponibilità, prima in sordina, ma sfociato poi in un servizio a tempo pieno, fino a quando la salute glielo ha permesso. E tutto questo è straordinariamente vita, è speranza, è forza! Anche se la morte è un momento importante e che ci fa sperimentare l’assenza dei nostri cari, ma è una assenza che diventerà più acuta e viva presenza. La fede ci aiuta a credere che morire non è la fine di tutto, ma è un nuovo inizio. La vita allora e l’affetto di noi tutti non termina qui, su questa bara. Questa allora non è la bara di un defunto, ma la culla di una nuova nascita. Dopo la vittoria di Cristo sulla morte, ogni tomba è nuova vita, dove si ricomincia sempre. Un ultimo pensiero allora. Il nostro tesoro è in vasi fragili di creta, perche noi siamo uomini e soffriamo davanti alla morte… il nostro vaso si spezza, ma resta l’inestimabile tesoro che i nostri cari ci lasciano come eredità preziosa e che Dio ci dona con la sua grande potenza ogni giorno. Quindi dovremmo uscire da questa celebrazione diversi da come siamo entrati. Come quattro mesi fa siamo entrati forse con pensieri di tristezza, di dolore, di morte… Dobbiamo uscire con altri pensieri, con un’altra visione, con un altro cuore soprattutto, perché chi crede non può solo soffrire, ma deve credere nella vita, essere contento e sperare sempre. Il brano del Vangelo, infatti, terminava proprio con queste parole: «Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Allora, Signore, eccoci qui davanti a Te: noi stiamo ancora camminando in questa vita verso il tuo Regno di luce, appoggia la tua mano sulla nostra spalla e facci assaporare ancora il tuo Amore di Padre. E tu, caro Guglielmo, dall’altra riva del lago, con la tua amata Maria, sorridi, canta, ma soprattutto vivi e cammina insieme con noi.

LETTURE.
2Cor 4,7.14-5,1 «L’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno».
Sal 23 (22) «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla».
Mt 5, 1-12a «Beati sarete voi».

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